«Guardare indietro per cercare il nuovo mi pare un atto di resa, di sfiducia verso le nuove generazioni»: giudizio di un amico, venutomi alla mente mentre leggevo lo scritto di Alessio Petralli «Arrivo Lugano bella!» apparso sul Corriere lunedì 25 gennaio.

È da tempo che dico che anche la politica comunale ha una urgente necessità di uomini e donne competenti e d’esperienza, garanzia di buona amministrazione, e non di politici «acchiappavoti». Andrea Ghiringhelli («Il Caffè» del 24 gennaio) scrive infatti che «la politica ha sdoganato l’indecenza e la mediocrità». Non sono certamente né mediocri né indecenti i due politici nominati da Petralli; ne fa fede la loro lunga e importante carriera. E non si tratta nemmeno di una mera questione anagrafica (sarebbe ben strano che lo sostenesse il sottoscritto).

Per rimanere nel campo ben conosciuto anche da Petralli, quello letterario, basterebbe citare due scrittori siciliani, che hanno dato il meglio di sé in età avanzata: Gesualdo Bufalino e Andrea Camilleri. Di Filippo Lombardi Petralli scrive che è un «politico empatico e ottimo comunicatore, che a livello svizzero non ha neppure bisogno di bussare alle porte». Anche qui mi sovvengono immediatamente i versi de La caduta del Parini: «Dunque per l’erte scale / arrampica qual puoi; e fa gli atri e le sale/ ogni giorno ulular de’ pianti tuoi. […] abbracciando le porte» dei potenti. Anch’io non penso che Lombardi abbia bisogno di bussare alle porte federali col cappello in mano, ma che si debba pensare subito al lavoro di retrobottega per «poter concretizzare i progetti in tempi ragionevoli», invece che alla forza degli argomenti, è un poco offensivo.

Sorvoliamo sull’amore dell’ex senatore per la città di Lugano, mettiamo tra parentesi l’equazione «padre della Valascia = possibile padre del Polo di Cornaredo» (occorre davvero l’arrivo di un leventinese per risolvere i nostri problemi?) e passiamo sotto silenzio l’affermazione che «i marchi turistici ticinesi sono soprattutto l’accoppiata Ascona-Locarno e Lugano» (sorrido alla faccia del sindaco di Bellinzona, che guarda risentito le mura dei suoi castelli), per rispondere al quesito posto da Petralli: «Bisogna proprio sempre pensare male e a chissà quali dietrologie quando un politico di lungo corso decide di rimettersi in gioco a sorpresa?». No, caro Alessio, chi scrive non pensa male del (peraltro non «sorprendente») mettersi in gioco dell’ex senatore – ripeto, persona valida e di grande esperienza – pensa solo che il ritorno di Lombardi sia un evidente sintomo di grave difficoltà del suo partito e una sconfitta per la politica ticinese e per la società civile costretta a rivolgersi ai soliti noti. (Consoliamoci col fatto che quasi tutti i partiti nazionali e ticinesi hanno messo il loro destino in giovani mani, anche politicamente).

Aggiungo in conclusione che si può mettere a disposizione dei giovani la propria lunga esperienza senza per forza sedersi negli Esecutivi o Legislativi.

Aurelio Sargenti