Tessa Prati e Filippo Zanetti, co-presidenti Ps, replicano a Marco Chiesa: ‘Cercano consenso per travasare costi e compiti dal pubblico al privato’
laRegione 19 Dec 2025 di Dino Stevanovic
Per i co-presidenti sezionali Tessa Prati e Filippo Zanetti la strategia finanziaria è carente, nonché tesa a creare consenso per una politica di destra: travasare costi e compiti dal pubblico al privato.
Gli obiettivi del Preventivo 2026 e del Piano finanziario 2026-33 di Lugano, e spiegati dal capodicastero Finanze Marco Chiesa (cfr. ‘laRegione’ del 16.12.25), sono un allarmismo volutamente eccessivo per creare consenso nei confronti di una politica di destra: il travaso di costi e compiti dal pubblico al privato. Ne sono convinti Tessa Prati e Filippo Zanetti, co-presidenti della sezione luganese del Partito socialista (Ps), che abbiamo interpellato in vista del voto in Consiglio comunale del 22 dicembre sui conti cittadini.
La capogruppo Nina Pusterla ha stigmatizzato la manovra, definendo in particolare il Preventivo ‘estremamente negativo e problematico’. Perché?
Prati: Perché non dimostra una progettualità a lungo termine ma cerca solo di affrontare la situazione attuale con dei cerotti a corto termine. Sono tasselli che in un ragionamento globale potrebbero trovare posto, ma presi singolarmente non sono sufficienti per affrontare strutturalmente il contesto nel quale ci troviamo.
Però, fatto atipico, il Municipio ha preparato il Piano finanziario su due legislature, motivandolo con la volontà di avere una strategia più a lungo termine.
Prati: Sì, però è limitata all’entità degli investimenti e al rientro del debito pubblico con le dismissioni. È una visione sì a lungo termine, ma unicamente contabile e non strategica.
Che cosa manca dunque?
Zanetti: Manca un approccio complessivo. Cercare di attirare contribuenti abbienti e utilizzare una parola come ‘rivalorizzazioni’ per di fatto vendere dei beni al fine di abbattere il debito pubblico, non è una strategia complessiva: non ci si chiede dove vogliamo essere tra dieci anni. Non siamo contrari di principio né all’una né all’altra cosa. È necessario ragionare su come valorizzare il tessuto economico-sociale di Lugano, favorendo una politica che crea valore sostenibile e che lasci sul territorio non solo ricadute fiscali, ma anche know-how produttivo con posti di lavoro di qualità e garanzia di stabilità.
Prati: Contestiamo in particolare l’utilizzo di risorse pubbliche, come il tempo e l’impegno dei municipali, verso soluzioni che non portano stabilità. Anche, ad esempio, riuscendo ad attirare, e a non farli subito scappare, una o due decine di grandi contribuenti, gli introiti fiscali non sarebbero sufficienti. Idem per quanto riguarda le start-up in ambito criptovalute e blockchain.
La strategia delle dismissioni vi piace?
Zanetti: Valutare ciò che si ha in casa e chiedersi se ha un senso per la Lugano di oggi, che non è quella del 2000 o del 1980, è un concetto sensato. Il problema è che si sta facendo un esercizio parziale. Magari ci sono degli immobili che non servono più, ma contemporaneamente non si ragiona se quegli spazi servirebbero ad altri scopi per l’ente pubblico oppure se servono altri spazi. Le vendite possono avere senso se uso il ricavato per creare nuove infrastrutture per il Comune.
Prati: Sono delle entrate una tantum, e basta. Non c’è una valutazione dal punto di vista economico di quel che potrebbero offrire questi stabili. La vendita non è l’unico metodo per avere introiti da un immobile. Si può pensare a dei diritti di superficie. Inoltre, vendere questi beni diminuisce il valore patrimoniale della Città. Se già si tiene conto delle valutazioni che l’agenzia di rating Moody’s dà, anche questo è un elemento analizzato e del quale tenere conto.
Ci sono dei beni off limits per voi?
Prati: Beh, già solo per lo stabile ex Dogane in via della Posta per noi c’è un freno: era oggetto della campagna referendaria sul Polo sportivo e degli eventi (Pse) e la prospettiva era quello di utilizzarlo a scopo residenziale per ripopolare il centro città. Ma è un discorso che sapevamo che a una parte politica non piaceva e ora infatti si rimescolano le carte.
Lo scopo delle dismissioni è comunque chiaro: diminuire il debito. Se non così, come? Che alternative proponete?
Prati: Il tema va affrontato, ma non solo a livello comunale. Stiamo assistendo a un continuo riversamento di compiti e costi dal Cantone ai Comuni, come dalla Confederazione al Cantone. Quindi il contesto è difficile. Si possono fare dei ragionamenti sul moltiplicatore, ma il tema è sempre delicato, soprattutto se la concorrenza fiscale dei Comuni della cintura è così forte. Ciò non è accettabile. Bisogna spingere sull’introduzione dei contributi di centralità.
Zanetti: Lugano si deve rendere conto che c’è una grande differenza con i comuni vicini: infrastrutture e servizi offerti in maggiore quantità. Sul moltiplicatore, in generale, ci vorrebbe maggior flessibilità, seguendo le esigenze della comunità. Quando vengono fatti maggiori investimenti, è giusto alzarlo, quando il periodo lo permette è altrettanto corretto abbassarlo. Oggi dobbiamo chiederci se abbiamo bisogno di più risorse, per quanto tempo e per cosa, e agire di conseguenza. Invece è praticamente un tabù.
Quest’impostazione a fisarmonica però è stata utilizzata: il moltiplicatore era al 70%, poi è stato portato all’80 per finanziare il Lac, e poi si è riscesi al 78 e poi al 77 e ora si torna all’80. Un errore?
Zanetti: Il principio è corretto ma sono stati fatti degli errori. Il primo è stato non alzarlo già durante la crisi della piazza finanziaria a inizio anni ’10. Altrettanto sono state sbagliate le riduzioni al 78 e al 77%, perché hanno intaccato l’accumulo di capitale proprio a beneficio di una cerchia estremamente ristretta di contribuenti. Tornando al debito: in un periodo di tassi di interesse contenuti è giusto chiedersi quanto questo sia un tema di allarme e non lo sia il fatto che non si promuova una politica atta a creare stabilmente generazione di reddito e qualità di vita.
Prati: Esatto. Si fa allarmismo perché le cose vanno davvero male o perché l’obiettivo politico è ridurre i compiti dello Stato? Chiesa lo ha detto: tramite le esternalizzazioni in programma, si sta cristalizzando l’obiettivo di trasferire verso il privato sempre più costi e compiti. Non bisogna assolutamente diminuire gli standard dei servizi pubblici, andando a impattare sulla fascia di popolazione più debole. Quella attuale è una situazione che era ampiamente prevedibile già un paio d’anni fa. Il Pse è un costo previsto, non è piovuto dal cielo. La Città aveva detto durante la campagna che sarebbe stata in grado di sostenere questo investimento con un aumento di moltiplicatore di 3%. Allora, o è stata detta una bugia o sono stati fatti male i calcoli.
A far la differenza, è stato detto, è il riscatto invece del leasing.
Zanetti: La proposta è del Municipio. Significa che non ci si può più fidare?