Sono stata in Ruanda due settimane lo scorso mese di giugno, con mio marito. Abbiamo accompagnato i collaboratori FOSIT nella visita di una quindicina di progetti di cooperazione e sviluppo sostenuti da ONG ticinesi.

Sostenuti anche dal centesimo di solidarietà delle AIL (istituito grazie ad una mozione del 2008 di Raoul Ghisletta). Il viaggio ci ha dato molti spunti di riflessione. Non sono una che ama scrivere romanzi, però ho tenuto un piccolo diario di viaggio e ho fatto molte fotografie. Ho allora pensato di farne un piccolo racconto a episodi…

di Cristina Zanini

DUSHYIGIKIRANE – UMUCYO – UMUTIMA

Questi sono i nomi di tre cooperative che abbiamo visitato durante il nostro soggiorno. In ogni ambito in Ruanda, le attività sono promosse dalle cooperative.

Da quanto ho capito, il termine “cooperativa” raggruppa ogni tipo di società, da quella che costruisce palazzine d’affitto a Kigali alle associazioni senza scopo di lucro. Molte di loro sono nate appena dopo il genocidio, perciò sono gestite principalmente da donne e orfani di guerra. Il governo ruandese ne incentiva la creazione, spesso trascurando la realtà fatta di persone con scarsissima formazione, anche se quasi tutti i bambini vanno regolarmente a scuola.

Solo le persone fuggite all’estero durante il genocidio hanno potuto accedere ad una formazione professionale e sono quindi in grado di gestire dei progetti dal punto di vista aziendale e finanziario. Grazie a queste persone e alle numerose organizzazioni non governative attive in Ruanda, è stato possibile avviare dei progetti, diversi dei quali sono diventati autonomi. In venti anni i risultati si vedono e sono incoraggianti.

ruanda4

Le persone responsabili ci dicono che anche le cose più banali sono estremamente difficili da insegnare: se ricevo una capra devo accudirla per avere il latte, e non rivenderla; per fare il vimini devo piantare il sisal vicino a casa, piuttosto di comperarlo caro altrove; se cucio vestiti, devo imparare a tagliare la stoffa diritto con dei cartamodelli; se coltivo il caffè, devo trovare delle possibilità di smercio.

Comunque anche laggiù – come qui d’altronde – il sostentamento è più facile se ci si aiuta reciprocamente e le attività iniziano ad essere proficue solo se si lavora con costanza per anni.  In questo in Ruanda le donne sembrano più pronte; anche a lavorare assieme alle persone disagiate, come i disabili e le persone malate di AIDS.

 

Trova qui e qui informazioni su alcune cooperative attive in Ruanda.