Intervento Conti Consuntivi 2024, 30 giugno 2025
Onorevoli Municipali,
Gentili colleghe e colleghi,
Intervengo a nome del mio gruppo per esplicitare la nostra posizione riguardo ai Conti Consuntivi 2024 della città di Lugano. Vista l’assenza mia e della mia collega Altin nelle firme al rapporto della Gestione non sarà una grande sorpresa per nessuno sapere che La Sinistra non sosterrà questo messaggio municipale. Voteremo contro non certo per inesattezze o problemi contabili, ma per manifestare – almeno simbolicamente, dato il nostro numero non proprio schiacciante – la nostra contrarietà rispetto ai contenuti politici e valoriali che il Municipio e la maggioranza del nostro legislativo sembrano invece sostenere. Il mio intervento vuole quindi esprimere le nostre osservazioni critiche che certo riguardano il passato e nello specifico il 2024 ma che, come tutti gli interventi di questa sera, ammiccano soprattutto al futuro di una città a cui tutti teniamo.
Per l’appunto, una città. Non una famiglia, non un tutore legale. Un ente pubblico, lo Stato, cioè colui che deve sostenere le cittadine ed i cittadini investendo e progettando per il futuro di tutti, colui che deve sostenere giovani, anziani, professionisti, persone in difficoltà economica, studenti, lavoratori, che deve preoccuparsi di spazi verdi, trasporti pubblici, scuole, mense, case anziani, offerta culturale, piscine, campi da calcio, strade, polizia, pompieri e chi più ne ha più ne metta. Se per una volta si guardasse a questi orizzonti di Lugano, e non alla propaganda ansiogena del buon padre di famiglia, ci si renderebbe conto di come una Città non possa vincolare la sua progettualità e la sua capacità d’investimento al concetto di debito pubblico. Lugano sta facendo questo, e già lo faceva nel 2024, prima delle tanto (o poco? Direi poco!) discusse misure di risparmio. Nel 2024 la Città ha saputo autofinanziarsi solo per ¼, un 26% ben lontano dall’80% ritenuto adeguato, e ciononostante né a preventivo né a consuntivo l’Esecutivo sembra voler intavolare una chiara e onesta discussione sul moltiplicatore d’imposta: certo, chi vuole essere quello che dice che per avere una città all’altezza dei servizi che proclama bisogna alzare le tasse? Salvo dimenticare che le imposte sono una delle poche misure realmente socialmente giuste, perché commisurate al reddito dei contribuenti. La via scelta è invece quella prudenziale e un po’ cieca del prima risparmiamo poi vediamo. Ma abbiamo cominciato a vederlo, nonostante l’Esecutivo non abbia ritenuto di dover discutere e comunicare trasparentemente le sue decisioni alla cittadinanza: i risparmi tanto desiderati di grasso che cola ne trovano poco, mentre trovano parecchi servizi da ridimensionare o tagliare, e a farne le spese è la cittadinanza: a scuola, in piscina, negli alloggi dell’Università, agli sportelli dell’Ufficio Intervento Sociale, nei centri culturali.
Ma lo dicevamo, queste prospettive sono anche dati di consuntivo: nel 2024 le prestazioni sociali sono diminuite di più di 1 milione rispetto ai dati di preventivo. 1 milione, quando è evidente che il disagio e la fragilità sociali siano in costante aumento, come confermano anche le informazioni che la Commissione della Gestione ha ottenuto dai servizi. Cito: “Il tema del mancato ricorso alle prestazioni sociali è stato ricorrente negli ultimi incontri del tavolo di lavoro sulla lotta alla povertà.” Ricorrente: come a dire, ma non nei documenti ufficiali della Città, che Lugano non spende i soldi che sa di dover spendere per sostenere i suoi cittadini e le sue cittadine. Nel Messaggio sui Conti Consuntivi, invece, si dichiara trionfalmente che “nel 2024 si è registrata una diminuzione delle domande presentate gestite attraverso il Regolamento sulle prestazioni sociali, passando da 798 nel 2023 a 433 nel 2024. Questo calo è il risultato di un’attività di consulenza più efficace, che mira a risolvere le situazioni alla radice attivando soluzioni specifiche anziché limitarsi a coprire le spese a posteriori”. (p. 192). Le righe seguenti insistono su quanto sia una bella cosa che le consulenze siano diminuite perché (cito) “gli utenti acquisiscono maggiore consapevolezza dei propri diritti, riducendo la necessità di ricorrere al Regolamento comunale e facendo valere le proprie richieste presso servizi preposti.” Peccato che le emergenze sociali siano evidenti a tutti: aumento degli sfratti, difficoltà a trovare alloggi a pigioni accessibili, restrizioni sempre maggiori ad accedere agli aiuti, lunghi tempi d’attesa. Oltre all’evidente priorità del Municipio di gestire la spesa pubblica piuttosto che sostenere economicamente la sua cittadinanza in momentanea difficoltà, ci sono dei problemi pratici: il Regolamento Sociale sembra avere un rovescio della medaglia, quello cioè di prevedere interventi troppo mirati, che escludono altri aiuti, mentre i fondi non vincolati, come quello intitolato ad Achille Ferrata recentemente approvato da questo consesso permettono annualmente contributi irrisori rispetto alle dimensioni della Città. La politica dell’alloggio, poi, è ferma al palo, nonostante le evidenze, gli atti parlamentari presentati e il credito di 10 milioni stanziato nel 2020. A quanto pare neppure il diritto ad una casa è una priorità per la maggioranza di questa Città.
Sul fronte della politica ambientale, e l’abbiamo già sentito già sentito dal collega Baratti, non ci sono realizzazione e progettualità molto maggiori. È stato di recente pubblicato il nuovo Rapporto di Sostenibilità, a due anni di distanza dal primo, e bisognerà leggere tra le righe descrittive per trovare i dati importanti ed analizzarli. Pare però chiaro che Lugano non paia profilarsi positivamente in nessuno degli ambiti relativi alla politica ambientale, visti i dati relativi a rifiuti urbani, area edificata, indice di inquinamento atmosferico a lungo termine. Unica eccezione davvero eccezionale è il tasso estremamente positivo delle Aree di valore ecologico: me ne rallegro, anche se vivendo Lugano con dei bambini mi viene il dubbio che sia il bellissimo bosco che ci circonda a far pendere la bilancia, piuttosto che i timidi e contenuti interventi prettamente cittadini. La Commissione della Gestione ha chiesto informazioni dei decantati interventi progettuali che tengono conto dei principi della città spugna e che sembrano l’unica risorisa in questi giorni torridi. Ci è stata fornita una scarsa lista di luoghi, 7 su tutto il territorio, in cui si è previsto di progettare, in futuro, tenendo conto di questi principi. Ora, il mio gruppo più di tutti confida nell’avvenire e del sole che vi brillerà, ma al momento chi ha per esempio passeggiato nella nuova bellissima Lanchetta ha solo sentito il sole cocente di questa estate canicolare. Lugano ha evidentemente paura di lasciare spazio ad alberi e prati, e quando in quest’aula appare il termine verde pubblico sembra più che ci si occupi di arredamento urbano piuttosto che di aree da vivere. Non per niente a Lugano abbiamo ancora dei cartelli (per fortuna disattesi) che ordinano di non camminare sui prati: lo splendido sopravvissuto Parco Ciani è pensato come una cartolina, non come uno spazio di vita.
Se passiamo alla politica culturale, non possiamo che constatare come gli interventi strutturali per una regolamentazione chiara dei contributi culturali, un sostegno finanziario trasparente e dignitoso alla cultura indipendente nonché l’attribuzione di spazi a professionisti indipendenti del settore siano anch’essi nelle vicinanze del sopraccitato palo. Fa sorridere, per mantenere l’ottimismo, che l’unica città svizzera in cui non ci sia nessuna cultura della cultura indipendente si sia candidata come Capitale della Cultura 2030. Ma magari è la scossa che serviva per far avanzare le cose. In compenso, Lugano è prontissima a spendere a profusione per mantenere l’ordine pubblico e gestire il traffico durante le partite di calcio e di hockey: le ore d’impiego degli agenti mobilitati è salito del 35% rispetto al 2023, per una spesa complessiva di 380’000 franchi. Siamo evidentemente grati che la polizia con il suo lavoro giustamente retribuito argini le violenze delle tifoserie, ma francamente l’entità della cifra salta all’occhio, soprattutto se comparata a quanto la Città non vuole spendere per investire in azioni progettuali e virtuose, e non difensive.
Allo stesso modo, stonano i troppi condoni e le molte agevolazioni nelle tariffe dei parcheggi comunali: come può il Municipio dichiarare che siamo in tempi di magra, non possiamo spendere per costruire scuole o riaprire piscine, e nel contempo esplicitare alla Commissione della Gestione di non incassare 1,5 milioni per agevolazioni e condoni?
Dicevo all’inizio del mio intervento che avrei guardato criticamente al passato, e infatti i dati offerti sono quelli di Consuntivo. Certo però la mente corre a quanto sta avvenendo in seguito alle decisioni prese, e parzialemente disattese, con il Preventivo 2025. È noto che il Municipio abbia istituito un Comitato di risanamento che ha studiato organigramma, organizzazione e attività di tutti i dicasteri, e che sulla base di questo studio abbia proposto delle misure di risparmio. Quelle che dovevano essere delle proposte sembrano però sempre più essere delle decisioni esecutive, creando così uno squilibrio istituzionale tra il piano amministrativo ed il piano politico: non è accettabile, né condivisibile, che la politica rifugga il confronto e la discussione e che deleghi decisioni politiche, di contenuto valoriale, ad un comitato amministrativo che ha come focus l’equiibrio contabile.
Lo ripetiamo, una città è un ente pubblico, e la sua priorità devono essere i suoi cittadini e le sue cittadine, i suoi impiegati e le sue impiegate, non i numeri di un registro: ogni misura di risparmio decisa a tavolino, senza una visione d’insieme ed un confronto democratico, è un insensato taglio ai servizi per la collettività ed alle condizioni di lavoro del personale pubblico.
Nina Pusterla