Riprendiamo l’editoriale di Matteo Airaghi
 uscito sul Corriere del Ticino del 18 febbraio 2019.

Basterebbe ricordarsi ogni tanto di Spinoza. Le parole di uno dei rari spiriti che nella storia del mondo hanno ideato per qualunque uomo di ogni religione e cultura un concreto percorso di illuminazione e di libertà (e che proprio per questo fu scomunicato, accusato, emarginato e perseguitato da tutte le Chiese e confessioni del suo tempo) furono pubblicate postume nel 1677 in uno dei suoi scritti fondamentali: l’Etica.

In quell’opera decisiva per lo sviluppo del pensiero umano, il filosofo ebreo olandese scrisse che: «Gli uomini governati dalla ragione non appetiscono per sé nulla che non anelino per gli altri uomini». E tanto appunto dovrebbe bastarci. Tuttavia poiché in quest’epoca e in questa parte del mondo siamo bravissimi a nasconderci dietro i sensi di colpa e a vergognarci dei valori universali che con tanta fatica (Spinoza è un esempio perfetto anche in questo senso) chi è venuto prima di noi ha saputo affermare e difendere anche a costo della propria pelle, ha fatto bene l’accademico americano di Harvard, Steven Pinker, a mettere proprio quelle parole all’inizio del suo ultimo spiazzante saggio «Illuminismo adesso» da poco edito in italiano da Mondadori. Pinker, che insegna psicologia e neuroscienze cognitive ad altissimo livello, non è nuovo a questi salutari e minuziosi appelli a ribaltare la nostra «lugubre» prospettiva sulla situazione del mondo in cui viviamo.

Aveva infatti già colto dritto nel segno nel 2013 con «Il declino della violenza» dove dimostrava che a dispetto della nostra superficiale percezione quotidiana quella che stiamo vivendo è l’epoca inoppugnabilmente più pacifica della storia umana ed ora torna a farci riflettere, con il suo consueto rigoroso e molto an- glosassone approccio argomentativo multidisciplinare fondato sul metodo scientifico, sulle nostre pessimistiche convinzioni, sulla modernità e sulla natura umana. E stavolta lo fa ampliando il discorso «in difesa della ragione, della scienza, dell’umanesimo e del progresso», come recita il sottotitolo del poderoso volume, suggerendoci di ritornare ai valori dell’Illuminismo che abbiamo prima faticosamente conquistato, poi dato per acquisiti e che ora rischiamo pericolosamente di dimenticare. E d’altronde, la stessa esistenza e prosperità della Svizzera nel corso dei secoli ce lo insegna, anche tornare a studiare un pochino la Storia ci aiuterebbe a capire che forse non è vero, come molti vogliono farci intendere, che si stava meglio quando si stava peggio. Aspettativa di vita, drastica riduzione della mortalità infantile, cibo e acqua per moltissimi se non per tutti, medicine, figli che non vengono più mandati in guerra, critici dei potenti che rimangono liberi e non vengono per questo (almeno in gran parte del mondo civile) torturati e uccisi, accesso allo studio e alla conoscenza, leggi e codici uguali per tutti, parità dei diritti, attenuazione sostanziale delle disuguaglianze, tecnologie prodigiose, possibilità di ambire liberamente alla propria felicità personale, libertà di coltivare e manifestare il dubbio… potremmo andare avanti per pagine ad elencare i traguardi raggiunti in secoli di lotte e di riforme ottenute a prezzi altissimi.

Un discorso, si badi bene, soprattutto culturale proprio perché il miglioramento della condizione umana dal punto di vista materiale, intellettuale e morale scaturisce e germina proprio da quegli ideali di ragione, scienza, umanesimo e progresso che l’Illuminismo elevò tre secoli fa a valori universali e che oggi sono minacciati, secondo Pinker, da altre componenti insite nella natura umana, come la fedeltà alla tribù, le ideologie regressive, la cieca sottomissione all’autorità o la tendenza a imputare i propri insuccessi a complotti orditi da nemici malvagi e oscuri. Ma solo se ragioneremo basandoci su quei valori e non misconoscendo i traguardi che sia pure passando attraverso infiniti, tragici e sanguinosissimi errori e con tutti i limiti dovuti alla natura umana siamo riusciti ad affermare abbiamo la possibilità di affrontare con successo e trovare delle soluzioni alle terribili sfide che ci aspettano.

Perché Pinker non è certo così ingenuo da raccontarci che viviamo in un mondo perfetto e che problemi come il cambiamento climatico, le impetuose ondate migratorie o la fanatica violenza del terrorismo globale non rappresentino un grave problema da affrontare. Ma un «problema» appunto che per quanto immenso e complicato è risolvibile dall’umanità con gli strumenti della ragione. Che richiede soltanto la convinzione, come ci ricorda Pinker, che «la vita è meglio della morte, che la salute è meglio della malattia, che l’abbondanza è meglio del bisogno, che la libertà è meglio della coercizione, che la felicità è meglio della sofferenza e che la conoscenza è meglio della superstizione e dell’ignoranza». Spinoza docet.