Iniziativa “Più abitazioni a prezzi accessibili”. Il contributo di Martino Rossi sul Corriere del Ticino (03.02.20), per rispondere ai molti consiglieri nazionali (Regazzi, Marchesi, Quadri…) che attaccano l’iniziativa. Sintesi dell’articolo: In temp da guèra püsee ball che tèra! Versione integrale qui sotto.
MA QUANTE BUGIE SI DICONO SULL’INIZIATIVA POPOLARE
“In temp da guèra püsée ball che tèra”: la guerra lanciata da alcuni politici contro l’iniziativa popolare “Più abitazioni a prezzi accessibili”, che per ora gode della maggioranza dei consensi nei sondaggi, trascina con sé un florilegio di bugie. Spiace che si siano distinti in questo malvezzo diversi consiglieri nazionali. Delle due l’una: o non hanno letto il Messaggio del Consiglio Federale, oppure lo ignorano deliberatamente per partigianeria.
L’iniziativa, come noto, propone un obiettivo per la Confederazione in collaborazione con i Cantoni: che, attraverso incentivi esistenti e nuovi, una nuova abitazione su dieci (a livello nazionale, non in ogni comune) sia “di utilità pubblica”, così da aumentare la quota attuale di tali abitazioni che è solo del 4%. È ancora un “fenomeno marginale”, secondo il Governo, non certo suscettibile quindi di minacciare la proprietà privata o l’economia di mercato, tanto più che i promotori di tali abitazioni sono sovente enti privati e non pubblici. I promotori di abitazioni dette “di utilità pubblica” si impegnano a proporre affitti che si limitano alla copertura dei costi, e a escludere disdette-vendita a fini speculativi. Perché è bene aumentarne la quota? Perché, come riconosciuto nel Messaggio (pag. 1871), i loro vantaggi sono notevoli rispetto alle abitazioni costruite a scopo di lucro: minor consumo di superficie, costi fino al 25% inferiori, contrasto della segregazione sociale (sono abitazioni accessibili, anche nelle zone centrali, a persone con redditi medio- bassi), efficienza energetica elevata.
Quali le tre principali bugie per screditare l’iniziativa?
La prima. L’iniziativa imporrebbe la medesima quota del 10% ovunque, “a Zurigo come a Dalpe”. Falso. La gran parte della popolazione vive in agglomerati urbani: è lì che il bisogno si manifesta e i promotori saranno incoraggiati. Zurigo, ad esempio, si è già posto l’obiettivo di arrivare al 33% di abitazioni di utilità pubblica, mentre a Lugano, che ne avrebbe bisogno, il Municipio cincischia, anche se il consiglio comunale gli ha dato un mandato di promuovere tali abitazioni.
La seconda. L’iniziativa costerebbe alla Confederazione 120 milioni di fr. all’anno. Falso. Il Messaggio del Consiglio federale dice solo che il “Fondo di rotazione”, che eroga prestiti agevolati per le abitazioni di utilità pubblica, dovrebbe essere alimentato con 120 milioni/anno in più, ma questi crediti “non sono spese a fondo perso”, bensì “patrimonio amministrativo che frutta interessi” (p. 1879). I prestiti vengono rimborsati e il Fondo non ha mai perso soldi (p. 1873). La Confederazione concede pure garanzie ad altri creditori che offrono tassi d’interesse agevolati per le abitazioni di utilità pubblica: queste garanzie “non hanno avuto ripercussioni finanziarie per la Confederazione” (p. 1862).
La terza. L’iniziativa impedirebbe ai proprietari d’immobili qualsiasi aumento della pigione in caso d’investimento per il risanamento energetico che beneficia di sussidi pubblici. Falso. Essa chiede solo “che i programmi degli enti pubblici volti a promuovere risanamenti non comportino la perdita d’abitazioni a pigione moderata”. L’associazione degli inquilini (promotrice dell’iniziativa) vuole evitare che i proprietari di abitazioni a pigione moderata ricevano sussidi anche quando sfrattano gli inquilini e sottopongono le loro proprietà a ristrutturazioni di lusso. Non è logico?
Le bugie hanno le gambe corte, e i cittadini avranno l’occasione, il 9 febbraio, di votare SÌ all’iniziativa e sconfessare quei politici che hanno la lingua biforcuta.