Quanto conta la competenza in un mondo in continuo mutamento – che qualcuno definirebbe liquido – come quello odierno? Da quanto si percepisce, pare che la competenza, soprattutto quella scientifica, non sia più necessaria e, anzi, chi ne è orgogliosamente portatore viene allontanato come la peste.

La pandemia che stiamo vivendo e le varie voci che si rincorrono su, nell’ordine, origine, diffusione, misure di contenimento, varianti e vaccini sembrano confermarlo. Le informazioni postate sui social media da improvvisati divulgatori (pseudo)scientifici, ormai surclassano, in quantità e diffusione, le informazioni con base scientifica documentata e argomentata, fornite da scienziati e divulgatori seri. Potrebbe sembrare un discorso alto che non ci tocca da vicino perché “sicuramente sono in grado di distinguere le informazioni vere dalle fake news”, ma non è così. Tutti siamo soggetti a pregiudizi (o bias) che ci inducono a sopravvalutare le nostre competenze e a sottovalutare quelle del vicino. Questo tipo di atteggiamento è riassunto molto bene nella frase di origine biblica “osservi la pagliuzza nell’occhio di tuo fratello e non vedi la trave nel tuo”.

Sempre più i social media sono il pulpito dove tutto è concesso e dove tutti acquisiscono il dono di onnipotenza e di impudenza. Un paio di anni fa, per saggiare lo spirito critico di noi animali sociali, come direbbe Aristotele, qualcuno pubblicò su Facebook la foto di un arabo con copricapo da sceicco, accompagnato dalla frase: “Questo è Tarim Bu Aziz. Per una maggiore integrazione chiede di introdurre i numeri arabi nelle scuole italiane”, seguito dalla domanda “Tu cosa gli rispondi? Sì o no?”. Apriti cielo! Tutti a dar contro all’arabo e ai suoi numeri arabi, senza verificare la fondatezza della notizia. Non parliamo, poi, delle molte risposte in cui si sottolineava il nostro diritto a usare i nostri numeri e non i numeri arabi (sigh). Tra l’altro ho scoperto che il medesimo post, con foto diversa, è ricomparso nelle ultime settimane su Facebook.

Questo per rendere attenti che quanto pubblicato sui social media non sempre corrisponde al vero. Non sono rari i casi, purtroppo, in cui i post hanno il chiaro intento di offendere o diffamare, piuttosto che informare. E ve lo dice uno che frequenta i social, come Lombardi frequenta gli spalti della Resega.

Tutti possiamo contribuire nel nostro piccolo affinché la competenza sia valorizzata: poniamo le persone giuste al posto giusto, anche nella nostra Grande Lugano.

Giovanni Mazzei, candidato PS Lugano