Su richiesta di Chiara Lepori Abächerli, pubblichiamo un suo articolo. Si precisa, visto il tenore del testo, che lo scritto non riflette l’opinione della Direzione PS Lugano.

A Tessa Prati e Filippo Zanetti, 21 (23) maggio 2022

Cara e caro presidente del PS di Lugano,

l’intervista a Nicola Schoenenberger, che esprime anche delle critiche al PS di Lugano e alla sua municipale, ha sollevato – come c’era da aspettarsi – un polverone. Sarebbe però un vero peccato se ci si limitasse alle solite schermaglie e controschermaglie, a difese d’ufficio, oppure a criticare il metodo, e si perdesse la preziosa occasione di entrare nel merito delle questioni trattate, le quali riguardano la politica luganese e nulla hanno a che vedere con le discussioni sull’opportunità di presentare una lista unita alle elezioni cantonali.
Personalmente credo nell’unità della sinistra: proprio perché si fatica a coinvolgere persone preparate, motivate e mature, anche nei Verdi, come Schoenenberger ammette (anche perché a sinistra non si fa o non si dovrebbe fare politica per ottenere vantaggi economici diretti), è necessario unire le forze. I problemi sono troppo urgenti e i programmi sulla carta talmente vicini, che unire le forze è un imperativo morale. Però le forze si possono unire solo se si persegue un programma coerente, non soltanto sulla carta, ma nei fatti.
Come nascondere, allora, che la principale cosa che rende difficile, a Lugano, un lavoro politico congiunto fra PS e Verdi è stata l’approvazione da parte di tutti i consiglieri comunali PS del “Polo sportivo e degli eventi”, difeso poi in prima linea durante la campagna referendaria dalla Municipale socialista e da altri esponenti del PS cittadino? Credo pertanto che su questo tema siano necessari una discussione approfondita e un chiarimento, non solo all’interno del PS ma anche con tutti i partiti alleati (discussione ed approfondimento che purtroppo non ho visto e non vedo all’orizzonte). Eppure non sciogliere questo nodo significa proseguire nella mancanza di chiarezza e contribuire tra l’altro anche a rendere le discussioni sulle “Visioni per Lugano”, legate al progetto di Piano Direttore comunale, un’enorme perdita di tempo e di denaro e una gigantesca azione di greenwashing (ricordo a questo proposito che l’architetta Viganò, autrice del progetto di PDcom vincente, ha dichiarato pubblicamente che il PSE collide con lo studio da lei elaborato).

Per contribuire alla necessaria discussione, vi prego pertanto di pubblicare un mio tentativo di spiegare, con argomenti ragionati, perché – su questo preciso tema – il PS di Lugano ha, a mio modo di vedere, tradito i suoi principi.
Il testo è estratto dalla lettera che vi ho inviato già nel mese di febbraio e che ora mi sembra utile far conoscere ad un pubblico più ampio, interessato alle tematiche ambientali. È un modesto tentativo di uscire dalla modalità “slogan” per affrontare l’approfondimento.

Da ultimo, esprimo la speranza che il mio testo non venga strumentalizzato da coloro che vogliono sabotare l’unità fra PS e Verdi, né a livello cantonale né comunale. Il mio intento è esattamente l’opposto: suscitare una discussione da cui si possa partire con un’azione più concreta, coerente ed efficace, estesa naturalmente anche agli altri partiti della sinistra.

Chiara Lepori, Lugano

1- Il Ps di Lugano non segue il programma del Ps cantonale, né di quello nazionale, né il suo stesso programma, per quel che attiene allo sviluppo sostenibile, che è un tema politico centrale.

Sia nel programma del PS Cantonale, che in quello nazionale, che in quello di Lugano si trova chiaramente espresso il concetto di sostenibilità. Si tratta di un tema centrale, perché attiene al modello di sviluppo verso il quale si vuole orientare la società. Ed è chiaro a tutti – non più solo ai partiti rosso-verdi, ma specialmente a loro – che ciò che si chiama “sviluppo” non è tutto uguale. Infatti proprio perché ci si è accorti che sotto il termine di “sviluppo” passava di tutto, anche operazioni che danneggiavano gravemente i più poveri a vantaggio di scaltri approfittatori o che si basavano sullo sfruttamento insostenibile delle risorse, è stata coniata l’espressione “sviluppo sostenibile”, inserita come obiettivo nella Costituzione svizzera nel 1999. Bisogna dire che purtroppo, a causa del continuo tentativo di utilizzare anche questo termine in modo improprio, cioè di far passare per sostenibile ciò che non lo è, anche quest’espressione è soggetta a critiche, ma secondo me è ancora utilizzabile, a patto che si abbia bene in chiaro cosa significhi: un miglioramento (non necessariamente una crescita) delle condizioni materiali della popolazione, con attenzione particolare alla distribuzione dei benefici (aspetto sociale) e naturalmente alla sostenibilità ambientale. Alla base dello sviluppo sostenibile ci sono l’uso parsimonioso delle risorse e la sobrietà.
Questa premessa per affermare qui con forza che il PSE approvato e sostenuto da tutti i consiglieri comunali PS, da un’assemblea convocata allo scopo (sebbene sia stato deciso di non dare indicazioni di voto) e difeso con forza dalla Municipale socialista, contraddice palesemente il concetto di sviluppo sostenibile. Cercherò di motivare le mie affermazioni soffermandomi su tre semplici punti (e tralasciandone, per motivi di spazio, altri).
1- Uso parsimonioso del suolo. Ce lo impone la Costituzione, ma è particolarmente importante a Lugano dove un Piano regolatore sovradimensionato concede di costruire veramente troppo; la legge (in particolare la revisione approvata al popolo nel 2014) impone di diminuire la superficie edificabile, ma ciò è difficile e costoso; ebbene, con il PSE si concedono 35000 m2 di prezioso terreno pubblico, storicamente destinato allo sport, a immobiliaristi (società HRS) e banche (Credito svizzero) per costruirvi immobili seguendo una logica esclusivamente capitalistico-commerciale (se ne farà ciò che rende ai privati e non ciò di cui i cittadini hanno bisogno). E, come se non bastasse, per una contropartita (meno di un milione di franchi all’anno) risibile, considerato il valore dei terreni a Lugano.
2- Aspetto sociale/ambientale: il principale fattore di degrado a Cornaredo, per chi già vi abita, è il traffico. Ebbene, secondo l’esame di impatto ambientale il PSE ne determinerà addirittura un aumento. E non mi riferisco alla strada a quattro corsie progettata dal Cantone con il beneplacito del Municipio (un vero affronto alla salute dei giovani e un autentico danneggiamento degli interessi della città, accettata però senza obiettare dal Municipio in corpore), e nemmeno al traffico (e ai disagi: enormi) indotto dal cantiere: si tratta proprio di quello aggiuntivo e permanente creato dal PSE. Oltre a ciò, il fatto di mandare le giovani e i giovani sportivi ad allenarsi in un nuovo centro al Maglio di Canobbio, perché il progetto immobiliare toglie loro lo spazio a Cornaredo, è un ennesimo non senso ecologico, sociale ed economico (ecco i tre aspetti che definiscono lo sviluppo sostenibile!).
3- Alloggi a pigione moderata nel Messaggio non ne sono previsti: degli auspici non vincolanti espressi dal PS in Consiglio Comunale non vi è davvero da fidarsi, e non solo da quando il Municipio ha abbattuto il Macello. Ma il punto non è nemmeno questo: una politica sociale dell’alloggio va studiata con attenzione, ricercando i veri bisogni dei differenti quartieri e pianificando un’integrazione attenta di quanto si vuole fare con ciò che già esiste. Appiccicare posticciamente a un progetto di tutt’altra natura l’appellativo di “sociale” è un modo di procedere profondamente scorretto, un’operazione che strumentalizza per i propri fini i veri poveri. Il danno per l’obiettivo di dotare realmente la città di una politica dell’alloggio sociale – e per l’immagine del PS cittadino, che pure aveva promosso un’iniziativa su questo tema – è grave.
In conclusione, dispiace constatare come con queste scelte il PS di Lugano contribuisca al greenwashing, una perniciosa strategia mirante a fingere di attuare il cambiamento di paradigma verso un’economia sostenibile, ma non attuandolo nei fatti. Credo di aver dimostrato che il PSE contraddice palesemente il concetto di sviluppo sostenibile; ma le e gli esponenti del PS che lo hanno sostenuto hanno fatto anche di peggio: utilizzano i termini di “riqualifica”, “ricucitura”, “progresso” “sostenibilità” ecc., riferiti al PSE in modo distorto, e sostenendo pubblicamente che “il PSE è un progetto progressista” hanno contribuito a svuotare di senso tali concetti. Il greenwashing è una pratica già molto utilizzata dal Municipio di Lugano: ci si aspetterebbe che il PS contribuisse a smascherarla, non certo a legittimarla, confondendo la popolazione.

[…]

2- Posizioni e atteggiamenti ingiustificabili: perché? A chi giovano? La stucchevole retorica sui “nostri giovani”

Al di là di (alcuni) aspetti territoriali e di sviluppo sostenibile, che ho cercato di tematizzare, la campagna sul PSE è stata indecorosa anche da altri punti di vista. Tralasciando il linguaggio e le minacce da stadio agli avversari, mendacemente etichettati come nemici dello sport (e nemici tout court), il dubbio finanziamento della maxi campagna dei favorevoli e le affissioni “sì allo sport” da parte dello stesso Municipio (da cui la rappresentante socialista non si è distanziata), e tralasciando molti altri fatti inquietanti che hanno contribuito in fin dei conti a sdoganare un clima “fascisteggiante”, vorrei soffermarmi su due singoli aspetti.
Il primo riguarda un discorso sui “nostri giovani” e sullo sport che ritengo diseducativo. Già solo il fatto di far apparire lo sport come un’attività quasi salvifica (senza nemmeno accennare alle ben note criticità e alla necessità di promuovere una migliore cultura dello sport a Lugano) ed il santificare i “nostri giovani” in quanto sportivi (con un’utilizzazione secondo me profondamente strumentale della loro immagine sui manifesti e video pubblicitari che hanno inondato la città) non mi pare molto educativo. Ma ritengo il riferimento ai “nostri giovani” davvero stucchevole, se si considera quale sorte il Municipio di Lugano abbia riservato alle e ai giovani autogestiti ai quali non riconosce nemmeno il diritto di esistere e di manifestare il loro modo di essere “nostri giovani”. Tornando ai giovani sportivi, la leggerezza con cui il Municipio ha accettato la strada cantonale di scorrimento attraverso lo spazio dedicato allo sport fa pensare che la salute delle e dei giovani non interessi poi così tanto a certi sostenitori del Polo. Interessa invece alle associazioni ambientaliste ATA, STAN e Cittadini per il Territorio che purtroppo in questa campagna sono state gratuitamente attaccate in una serata pubblica proprio dalla municipale socialista.
Fare poi credere ai giovani che hanno il diritto di esigere, anche in modo sguaiato, dalla comunità la costruzione di un palazzetto dello sport di ben 67 milioni (e il terreno è già del Comune!) corrisponde all’opposto di ciò che io credo occorra insegnare alla gioventù: cioè che bisogna avanzare le proprie richieste con gentilezza e soprattutto con modestia e sobrietà, tenendo conto anche delle esigenze degli altri. Sobrietà tanto più necessaria a causa della crisi ambientale e climatica: molte e molti giovani stanno dimostrando di averlo ben capito!
Ma anche (e siamo al secondo aspetto) la lezione di civica scaturita dalla campagna non è stata propriamente edificante: mentre i nostri insegnanti (nostri sì, senza virgolette) cercano con fatica di far comprendere alle loro studentesse e ai loro studenti che la politica è una cosa seria, che bisogna sforzarsi di esaminare le questioni alla luce della ragione, cercando anche di comprendere quelle di chi la pensa diversamente, il FC Lugano ha inviato a tutti i suoi affiliati e simpatizzanti un mail che esortava a “fare tutte le chiamate, mandare tutti i messaggi e fare tutte le visite del caso a chi possa contribuire a compilare e spedire/consegnare voti positivi”. A me pare che ciò contribuisca a fare apparire la politica come una partita da vincere con qualsiasi mezzo e non il modo per indirizzare – con spirito critico – la collettività verso obiettivi elevati, come la scuola tenta, fra mille difficoltà, di insegnare. Più grave ancora è il fatto che il Municipio abbia redatto la presentazione del PSE – nel materiale informativo spedito ai votanti e proprio nella spiegazione del progetto, quella che dovrebbe essere “oggettiva” – in modo gravemente tendenzioso (anzi, francamente menzognero). Ce la faranno ancora i nostri insegnanti a dire alle loro studentesse e ai loro studenti che bisogna fidarsi delle autorità? Riusciranno a dirlo senza arrossire e senza che gli si allunghi il naso come a Pinocchio? Per me ciò vale più di mille stadi e palazzetti.

3- La posizione del PS di Lugano sul Polo fa a pugni con lo spirito dell’autogestione.

Un riferimento da ultimo al tema dell’autogestione. Sebbene sia rimarchevole come un’esponente del PS cittadino si sia adoperata – durante l’episodio di rioccupazione del dicembre scorso – per cercare una mediazione fra gli autogestiti e il Municipio, e in generale il PS cittadino – inclusa la Municipale – si siano dichiarati pubblicamente in favore dell’autogestione e contro la demolizione del Macello, non si può non rilevare la contraddizione fra l’accettazione del Polo e il sostegno – appunto – all’autogestione.
Non è mia intenzione dire quali siano gli intenti delle persone attive nel movimento CSOA il Molino, dato che esse stesse non vogliono essere etichettate e ritengono che l’assemblea sia il solo luogo dove si esprimono i loro propositi ed obiettivi. Non si può nondimeno non rimarcare come l’autogestione a Lugano si inserisca in un movimento più ampio, sviluppatosi a partire dagli anni Sessanta del Ventesimo secolo, che rivendica il diritto alla città, contro una logica urbana dettata dal capitalismo speculativo che non lascia spazio a chi non può permettersi e/o per ragioni ideali non vuole piegarsi a tali logiche e cerca di promuovere un modello differente di società: un modello che parte dal basso, autogestito, con un’attenzione particolare all’autoproduzione, all’autoconsumo, alla condivisione, anche e proprio per rispondere alla sfida ambientale. In questo contesto l’opposizione alla speculazione immobiliare, ad un’urbanistica guidata solo o principalmente dal mercato, al consumismo come modello economico che causa disagio sociale e degrado ambientale sono centrali nel discorso dell’autogestione, anche a Lugano. È sufficiente ascoltare il bel podcast prodotto da Olmo Cerri (e altri) per rendersene conto, oppure leggere qualche testo dalla sterminata bibliografia prodotta su questi argomenti da ormai più di mezzo secolo.
Non occorre scrivere molto per dimostrare che il PSE si inserisce perfettamente e deleteriamente nel modello urbano che l’autogestione contesta: una pianificazione che attribuisce ai privati (e che privati!) un’ampia porzione del poco terreno pubblico cittadino, dove gli abitanti locali non sono stati minimamente consultati (ma proprio perché ciò non rientra per nulla nella logica dell’operazione Polo), che ha un impatto ambientale pesantissimo, ecc.! Come possa una sinistra, che si colloca senza se e senza ma dalla parte dell’autogestione, non rendersi conto di tale colossale contraddizione, rimane per me un mistero.