DI ANGELA ANDOLFO FILIPPINI, DIREZIONE

Durante le Feste Lugano è apparsa scintillante e luminosa come una star. Si presenta su Instagram come ricca e moderna, proiettata verso il futuro, con progetti all’avanguardia fra tecnologia e finanza.

Nasconde, creando intrattenimento, le criticità delle sue scelte strategiche. Lugano, con il Plan B, punta su una valuta senza corso legale, in una magica banca su internet, disancorata dall’economia reale. Le criptovalute, novello Re Mida, promettono guadagni rapidi. Le transazioni non tracciabili in forma anonima sono un veicolo efficace nel riciclaggio di denaro sporco da attività illecite. Un fenomeno che aggira norme e fiscalità, su cui esercitare molta attenzione.

La fiscalità favorevole per soggetti abbienti è centrale nella visione di Lugano che vuole attrarre altri globalisti. Tutti noi contribuenti rispettiamo la Costituzione Svizzera che impone una tassazione basata democraticamente sulla progressione fiscale, proporzionale alle proprie entrate. I globalisti no.  Lugano opta per una scelta molto problematica sul piano della giustizia sociale. Inoltre, l’impronta ecologica dei super-ricchi, ha un forte impatto negativo sull’ambiente a causa del loro stile di vita consumistico (vedi recente rapporto Oxfam).

Se Lugano aspira ad essere una città moderna e proiettata al futuro, dovrebbe veicolare valori che consentano un maggiore equilibrio fra le classi sociali. Lugano potrebbe favorire l’accesso all’alloggio, attraverso la forma giuridica delle cooperative di abitazione, piuttosto che puntare sull’edilizia speculativa di alto standing. Gli affitti a Lugano sono esorbitanti. Oggi persino le famiglie di classe media fanno fatica a pagare l’affitto, dato l’aumento generale dei costi.  Se non puoi più pagare, sei sfrattato da una casa in cui hai vissuto per anni. Sarebbe triste iniziare a vedere dei “senza tetto”.

Lugano ha un grande potenziale per caratterizzarsi con progetti tangibili di sviluppo. Favorire l’alloggio, le attività commerciali per piccole imprese (che purtroppo stanno già sparendo a favore dei grandi brand), promuovere la cultura indipendente invece che il Coca Cola Truck, espressione kitsch di omologazione.

Narrazioni ipertrofiche e onnipotenti di sedicente sviluppo, insostenibili non solo dal punto di vista economico, ma anche ambientale ed etico, non fanno bene alla Città.