Contrariamente a quanto affermano i leghisti, non conosco persone attive nell’autogestione a Lugano, buoni o violenti (mi pare pochi) che siano. Ma conosco le persone elette in Municipio. E conosco i municipali che hanno sgomberato gli autogestiti dapprima e poi che hanno fatto o lasciato fare (non si capisce) dalle forze di polizia un intervento sproporzionato e inaudito: demolire l’unico centro sociale autogestito a Sud della Svizzera, esistente da 20 anni, come risposta ad un’occupazione temporanea di uno stabile privato.

Da mesi questi politici partecipavano all’escalation dei discorsi e delle misure/contromisure muscolosi, ovviamente conditi con la salsa ipocrita di una certa disponibilità al dialogo e con la rassicurazione di non essere contro l’autogestione. Andava loro bene perché guadagnavano voti. Il lavoro sporco lo faceva e lo fa come sempre il Mattino della domenica e accoliti, mentre la faccia bella e gentile ce la mette il Sindaco.

L’escalation ha portato al disastro del 29 maggio: un enorme danno all’immagine del Municipio, sotto gli occhi di tutto il Paese. È un fatto eccezionale che i municipali di Lugano si ritrovino ora oggetto di un’inchiesta penale. È eccezionale anche che le domande sulle procedure e sulle scelte politiche relative alla demolizione di uno stabile pubblico non possano ricevere risposte. Il cittadino si interroga e deve seguire i media per cercare di capire qualcosa. Le emozioni sono alle stelle e le opinioni di tante persone sono virulente. Non c’è un bel clima a Lugano.

Tutto questo non fa bene alla Città, ma pochi sembrano capirlo. È urgente una mediazione da parte delle istituzioni cantonali. Lo scorso 31 maggio il Governo cantonale con la presidenza Bertoli ha finalmente dato la sua disponibilità per avviare una mediazione. Ribadisco qui che non ritengo accettabile l’idea di mediazione propagandata da una parte della destra, secondo la quale si deve parlare solamente con un’autogestione “addomesticata” (magari messa sotto la responsabilità della Sotell di Roberto Badaracco e Claudio Chiapparino?). Un’assurdità che non risolverebbe il conflitto esistente a Lugano.

Raoul Ghisletta, granconsigliere e consigliere comunale PS