L’intervento della giovane Dia Hussein al presidio per la Palestina e contro le guerre imperialiste di sabato scorso a Lugano
Eccoci ancora una volta in piazza senza chiedere il permesso né l’autorizzazione a nessuno. E facciamo bene, visto che dall’articolo 16 all’articolo 22 della Costituzione Federale Svizzera il diritto di riunirci liberamente senza bisogno di un’autorizzazione preventiva è garantito dalla legge. Questo diritto, cardine della nostra democrazia diretta, è il termometro di una società viva, che non delega passivamente il potere ma sa farsi sentire quando il dissenso viene soffocato dalla retorica diffamatoria e denigratoria.
Visto che i nostri cari amici della costituzione – che però sembrano aver studiato solo a metà il testo federale – e soprattutto sedicenti democratici continuano a diffondere false verità per pulirsi la coscienza dal fatto che non si informano neanche un po’ prima di scrivere certi disonesti raggiri, sui giornali scorretti, ingiusti e sleali della destra ticinese, somiglianti a metodi pressoché fascisti.
È vergognoso, soprattutto perché sono esponenti politici di questa città borghese e godereccia di lussurie, i quali dimenticano che la sovranità popolare non si esaurisce nelle urne, ma si esprime anche nelle strade, come ribadito dalla giurisprudenza del Tribunale federale.
Oltretutto, li vediamo a braccetto con giovani imprenditori di chiara ispirazione neonazifascista che urlano alla legge, ma dimenticano – volontariamente – che gli articoli della Costituzione garantiscono la libertà di opinione e che il dissenso, quando il dialogo istituzionale viene meno, non solo può ma deve essere riversato nelle strade. Dicono di avere a cuore il proprio cantone, ma in realtà calpestano quei principi di partecipazione e di limite al potere che sono il vero fondamento della nostra identità politica. Manifestare senza chiedere permesso non è un atto di maleducazione: è un esercizio di cittadinanza attiva, è riappropriarsi di uno spazio pubblico che a loro farebbe comodo vedere silenzioso e docile.
Proprio come accadeva nel fascismo – che ripetiamo assieme – non è un fatto storico a sé stante, ma una metodologia che prende forma e si adatta ogni volta che qualcuno la mette in atto. Ed è proprio quello che accade da decenni, soltanto che hanno inventato la parola magica “democrazia” e “lavoro”, i quali sono l’ennesimo gioco sporco di un potere che tiene conto soltanto di chi reputa idonex, performante, mentre chi non risponde ai requisiti viene lasciato indietrx, umiliatx, preso di mira per palesi profitti politici.
A questo punto, chi non vede i problemi è perché da qualche parte di quei problemi ne fa parte. E quando la mente elimina ciò che l’empatia farebbe sentire, allora l’individualismo e l’egoismo di un capitalismo neoliberista, hanno fatto centro: proprio quando ci si dimentica della comunità, della collettività dell’aiuto reciproco, del sostegno umano indipendentemente da chi si ha davanti. Quando la forza è spinta dal capitale e l’unico scopo è schiacciare qualcuno per lucrarci sopra, allora possiamo dire che questa umanità è finita. E come ci mostra il mondo, la guerra, l’odio, la morte, il sangue dominano la scena.
Sarebbe bello se un giorno la libertà e la giustizia governassero davvero il mondo; sarebbe bello se l’unico governo possibile fosse la coscienza degli esseri umani. E invece abitiamo un mondo che ha trasformato i diritti in privilegi, la verità in follia, la giustizia in un crimine strategico.
Nel 2026 il Consiglio federale ha chiesto al Parlamento un credito d’impegno di 3,4 miliardi di franchi per il potenziamento dell’esercito. Di questi, un miliardo è destinato ai sistemi di difesa aerea tedeschi IRIS-T SLM. 394 milioni servono a coprire i costi aggiuntivi dei caccia F-35A: il numero è stato ridotto da 36 a 30 a causa dell’aumento dei prezzi. 350 milioni di euro vanno all’acquisto di droni, con contratti quadro firmati a gennaio 2026 con aziende tedesche e svizzere. Per finanziare il tutto, il governo propone un aumento dell’IVA dello 0,8% per dieci anni a partire dal 2028, portando la spesa militare dallo 0,7% all’1,5% del PIL.
Sul fronte industriale, Cicor Technologies è stata identificata da UBS come la principale azienda svizzera esposta al settore della difesa, con circa il 30% del fatturato legato al comparto bellico. UBS ha avviato la copertura con raccomandazione “buy” e target price di 173 franchi, prevedendo una crescita organica del 4,3% nel 2026 trainata proprio dalla domanda militare. Le stime indicano un aumento del 16% annuo dei budget per equipaggiamenti militari in Europa tra il 2023 e il 2030.
Secondo la Società Svizzera di Sicurezza (SSU), il 2026 è un “punto di svolta”: il sistema di milizia è in crisi, l’industria bellica nazionale è stata danneggiata dalle restrizioni all’esportazione del 2021, e i 36 caccia F-35 sono considerati il “minimo assoluto” per una protezione rudimentale dello spazio aereo.
La Svizzera ha inoltre aderito all’iniziativa European Sky Shield – Scudo Celeste Europeo – coordinata dalla Germania, e ha avviato cooperazioni con Germania e Austria per l’acquisto congiunto di sistemi Patriot, artiglieria RCH 155 e F-35A. Tutti questi dati sono accessibili.
(FONTI: Consiglio federale, messaggio sul potenziamento dell’esercito (febbraio 2026) – UBS, analisi su Cicor Technologies e settore difesa (marzo 2026) – Società Svizzera di Sicurezza (SSU), documento programmatico 2026 – RSI / DDPS, comunicati su IRIS-T, droni e European Sky Shield (gennaio–marzo 2026))
Eccola, la bella Svizzera che si definisce neutrale, ma spende miliardi per sistemi d’arma prodotti da Paesi in guerra. Si dichiara equidistante, ma aderisce allo Scudo Celeste Europeo: un’iniziativa nata sotto approvazione tedesca e allineata alla logica NATO.Si rivendica autonoma, ma si lega a catene di fornitura e decisioni strategiche che dipendono da Berlino e Washington.
La neutralità svizzera è diventata un involucro retorico vuoto.
Serve a proteggere gli interessi economici dell’industria bellica e a dare una patina di rispettabilità a un riarmo che, nei fatti, segue servilmente le scelte dei blocchi militari. Non c’è più alcuna equidistanza quando si acquistano caccia americani, ci si coordina con la Germania e si partecipa a iniziative di difesa pensate per gli Stati membri della NATO. Non a caso, i ritrovi degli sgraditi, ignobili e indegni vertici globali si tengono proprio qui in Svizzera: il WEF, il G7. Oltre a essere il deposito mondiale di soldi sporchi e frutto di corruzioni. Si dice “difesa del territorio”, ma si finanzia un’industria che vive di esportazioni verso conflitti altrui. Si invoca la sovranità, ma si delega la propria capacità di difesa a terzi.
Questo non è neutralità: è una neutralità di facciata. Comoda per chi lucra sulle armi, e comoda per chi non vuole ammettere che la Svizzera ha già scelto da che parte stare. Ed è curioso: chi si proclama turbato e scandalizzato per chi scende in piazza, non si faccia una minima ricerca su questi dati e non analizzi con lucidità i problemi cantonali e federali. Per esempio: perché non ci si chiede come mai i settori sociosanitari sono in declino, economicamente e a livello del personale?
Perché non ci si chiede il motivo per cui i costi delle casse malati aumentano? E stranamente guarda caso il Cantone più precario ne risente maggiormente, visto i posti di lavoro vacillanti e datori di lavoro che sfruttano a basso costo persone oltre confine e lasciano senza lavoro residenti locali, creando ancora una volta un immagine distopica colpevolizzando i frontalieri e alimentando odio e razzismo dovuto a frustrazione e sconforto.
Perché non ci si chiede il motivo per cui vengono tolti fondi all’istruzione?Perché non ci si scandalizza sul fatto che questo mondo sta dimenticando la cura e l’educazione a principi solidali e umani come priorità, ma mette davanti soldi sporchi di un capitalismo cannibale produttore di sangue e morte?
Come mai nessuno riflette sulle cause strutturali di questi fenomeni, che hanno nomi e metodi precisi e strategici (colonialismo, razzismo, nazismo, fascismo, capitalismo, patriarcato, sfruttamento e devastazione ambientale e animale)? Come mai tuttx sono prontx a puntare il dito alla luna, ma non a considerare che quello che succede nel piccolo è ciò che riflette il mondo intero?
Se i giovani sono così violenti – si, qui in Ticino – è perché il mondo insegna che la violenza e il dominio vincono.
E coloro che portano avanti questi sistemi sono sempre lo Stato aggressore, tiranno d’Israele, con i vili servitori degli Stati uniti d’America che maneggiano come marionette l’Europa e gli alleati, tutto teatro di codardia, infamia e bugie mascherate da promesse non mantenute per ingannare la popolazione che ha scelto di farsi intimare e comandare e sopravvivere sulle spalle e la vita dell’intero Sud Globale.