Sabato 21 mattina a Lugano si è tenuta la conferenza organizzata da PS e Verdi Lugano in collaborazione con Naufraghi.ch. Tanti gli stimoli interessanti sulla teoria della remigrazione e sulle ragioni dello sviluppo delle nuove destre postfasciste.
Ezio Mauro, già direttore di Repubblica, si è chiesto come sia possibile la rinascita di gruppi nazifascisti. Le cause sono diverse. La democrazia è sottovaluta ed è accusata di essere inefficiente: ed in parte è così. Ci sono poi gli effetti della pandemia e la disaffezione verso il voto e verso lo Stato. Poi c’è stata una narrativa che ha banalizzato l’avventura del fascismo. Si crea pertanto una fuoriuscita dalla democrazia, che si riallaccia al patrimonio di formule, esperienze e riti del fascismo. La radicalità si riempie di espressioni estreme nel momento di spaesamento dei cittadini, che non si sentono rappresentati da istituzioni e culture politiche in campo.
Mauro costata che il neoautoritarismo prende corpo in vari Paesi: viene fatto un discorso autoritario secondo cui sarebbe necessario conquistare una quota supplementare di potestà, per poter affrontare efficacemente i problemi e le emergenze. In questa ottica i meccanismi di controllo giudiziario, della stampa e del parlamento vengono messi in discussione. Si teorizza la piena potestà per chi ha vinto le elezioni. Questo porta alla democrazia verticale, dove contano solamente l’eletto e l’elettore.
Sonia Castro, professoressa di didattica della storia alla Supsi, ha ricordato la creazione a Lugano nel 1921 del fascio di combattimento; oltre al fascismo italiano c’è stato il fascismo svizzero, che nel 1935 elesse due deputati nel Consiglio nazionale provenienti da Ginevra e Zurigo. La crisi dello Stato nazionale a seguito dell’integrazione europea e a seguito della globalizzazione ha riportato in auge il nazionalismo e segnatamente il concetto del popolo etnico omogeneo: per cui qualsiasi immigrazione viene vista come minaccia. Si tratta di un remake di ideologie ottocentesche, che avviene a livello internazionale. Il postfascismo non è propriamente un movimento eversivo: tuttavia i loro leader populisti, che vengono eletti democraticamente, erodono poi le democrazie.
Il giornalista Daniele Piazza ha ricordato che oggi i gruppi nazifascisti in Svizzera danno di sé un’immagine benpensante. Non usano un linguaggio brutale, ma utilizzano un linguaggio provocatorio. Non parlano di un’Europa dei bianchi, ma parlano di una popolazione omogenea. Junge Tat è un gruppo remigrazionista che ha contatti con gioventù UDC (una tendenza invero recente). Alcuni membri del dissolto PNOS sono finiti nell’UDC. C’è anche da segnalare il collegamento di simpatia tra Köppel Roger/ Weltwoche e gli autocrati Orban, Vukic, Putin e Trump, come pure il collegamento tra Mauerer e Afd. Tutti segnali di uno spostamento a destra dell’UDC.
Per Markus Krienkle, teologo e filosofo, i valori democratici sono da difendere, sia sul versante cristiano democratico che sul versante socialdemocratico. Le neodestre usano nuove parole: identità (e non sangue), remigrazione, ecc. Le neodestre non si definiscono fasciste e anche il loro elettorato (25% delle intenzioni voto sono per Afd tedesca) non si sente fascista. La neodestra ha preso il controllo dell’Afd, che originariamente era un partito neoliberale. Oggi Afd riassume su di sé la crisi indentitaria della Germania est e la critica all’accoglimento di molti immigrati, riportando in auge i valori conservatori. La Cdu sta cercando di recuperare tali valori conservatori, processo che porta alla normalizzazione dell’Afd. La crescita dell’Afd deriva dalla perdita di contatto tra grandi partiti e popolo. Occorrerebbe pertanto ribadire i valori costituzionali e non lasciare strumentalizzare tali valori dalle neodestre.
Infine Willy Lubrini di Mendrisiotto Regione Aperta ha indicato che si è interessato ai migranti 3 anni fa, quando il centro migranti di Balerna/Chiasso e i suoi residenti sono stati denigrati dal Mattino. L’associazione è partita da un’inchiesta tra la popolazione per capire come vedevano gli stranieri. Sono stati fatte passeggiate con i migranti e lezioni di italiano per loro. MRA ha aperto il bar Dagatrà a Chiasso ed è entrata nel gruppo di accompagnamento dei migranti come rappresentante della società civile presso il centro asilanti. Per Lubrini la risposta alla remigrazione deve essere variegata: incontri, manifestazioni, piccoli atti concreti.
Aldo Sofia ha concluso le discussioni dell’incontro, criticando il fatto che il Municipio di Lugano con la sua decisione sulle manifestazioni in programma il 21 febbraio abbia messo sullo stesso piano le proteste della neodestra e dell’estrema sinistra. La prof. Castro in proposito ha puntualizzato che non ci si può avvalere della libertà di espressione per veicolare contenuti contrari alla legalità (discriminazione razziale) e ai valori della Dichiarazione dei diritti umani. E Piazza ha ribadito che il neofascismo si infila nella democrazia per svuotarla.
La conferenza di Lugano ha chiaramente lanciato un segnale per un ampio dibattito sulla questione della remigrazione, che dovrà continuare a contrastare i discorsi della neodestra fascista, coinvolgendo tutti i partiti democratici, ma anche le realtà sociali. In una Città con il 40% di stranieri questo appare particolarmente importante.
Raoul Ghisletta, municipale La Sinistra Lugano


