Quanto accaduto a Capo San Martino la notte sul 26 dicembre è già stato ampiamente riportato dai media, forse però ci si è concentrati (per l’ennesima volta), sull’aspetto meno rilevante. Premesso, e lo dirò fino alla noia, è indispensabile isolare gli atti vandalici come eventi negativi, non rappresentativi dell’idea di autogestione. È quindi doveroso fare alcune precisazioni e, per utilizzare un’espressione PPdina, rimettere il campanile del dibattito al centro del villaggio.
Iniziando proprio da questo aspetto, gli atti vandalici non dovrebbero essere utilizzati per screditare l’importanza e il valore delle iniziative, concentrarsi sugli atti di un gruppo di persone significa ridurre la discussione e ignorare le reali necessità: di spazi.
L’occupazione, o in altre parole l’uso di luoghi in disuso, può rappresentare un’opportunità significativa in un contesto come quello di Lugano, in carenza cronica di spazi dedicati alle iniziative indipendenti. L’utilizzo di tali spazi non solo offre un’opzione valida, ma rappresenta anche una soluzione temporanea e flessibile mentre si attuano piani di riqualifica più ampi. Evitare il degrado degli spazi e utilizzarli in modo produttivo in attesa di progetti a lungo termine è essenziale per la loro valorizzazione.
Le azioni del SOA esercitano chiaramente una pressione sulle istituzioni. Sono certamente provocatorie (e a volte un po’ bislacche), ma dimostrano che di spazi a disposizione ve ne sono (e anche molti). Dopo quasi tre anni dal violento abbattimento dell’ex Macello una soluzione non è ancora stata trovata: la politica è cieca o indifferente di fronte alle necessità di una frangia della popolazione? È vero, dobbiamo prendere atto che ormai a Lugano la politica per combinare qualsiasi cosa ci mette decenni. Ultimo esempio è Campo Marzio di cui non sappiamo se dopo decenni ne vedremo mai la luce.
Come detto però il tema cruciale del dibattito resta la disponibilità di spazi. Offrire spazi adeguati è fondamentale per soddisfare le esigenze di tutti, per permettere di sviluppare nuovi progetti e dare aria a quella voglia di vita che anima Lugano. L’esperienza de La Straordinaria – Tour Vagabonde all’inizio del 2023, anche se si tratta di un progetto diverso dall’autogestione, ne è la dimostrazione. La richiesta del SOA è infatti solo la punta dell’iceberg di coloro che chiedono di avere spazi. È ora che anche il Municipio si accorga che serve cambiare passo. Tuttavia, se non lo ha fatto questo, con tutta probabilità non sarà quello che scaturirà dalle elezioni di aprile guidato magari da Marco Chiesa.
Filippo Zanetti