Un gruppo di donne si è unito per lottare insieme contro le discriminazioni sulle donne e ha organizzato questa manifestazione che parte l’8 marzo 2018 alle ore 18.00 dalla Posta di Bellinzona (maggiori info). 

La manifestazione si giustifica e diventa ancora più necessaria per i fatti strettamente legati all’attualità politica. Il Consiglio degli Stati ha bocciato la proposta Sommaruga che mirava a far emettere un rapporto sulla parità salariale ogni quattro anni per tutte le ditte con più di 50 dipendenti, ha addirittura  rifiutato la proposta di farlo unicamente per le ditte con più di 100 dipendenti, rimandando tutto alla commissione che secondo il Consiglio degli Stati dovrebbe elaborare una proposta con delle misure volontarie. Fatto sta che dal 2009 sono in vigore delle misure volontarie, ma che sono assolutamente insufficienti in quanto solo 28 imprese (di ca. 66’000) in tutta la Svizzera partecipano a queste misure, delle quali la maggioranza sono imprese pubbliche. In assenza di una legge efficace, la parità salariale non arriverà nei prossimi anni. Lo scarto oggi è del 15,2%, ma arriva fino al 30% in certi settori, la differenza salariale aumenta del 4% per le madri, che sono doppiamente discriminate, perché svolgono una grandissima parte di lavoro non retribuito e in più sono pagate meno anche quando lavorano. Ripresentare dopo pochi mesi l’inalzamento dell’età pensionabile delle donne a 65 anni, come vuole il Consiglio federale senza parità salariale, sembra un affronto alle donne, indipendentemente di quante misure compensatorie ci saranno. Le donne vogliono la parità oggi!

Da anni si promette una migliore conciliazione di lavoro e famiglia e faccio riferimento anche al Ticino, dove era stata promessa anche dopo i tagli alle famiglie nell’ambito dei pacchetti di risparmio. Ora la cosa si ripete, perché l’on. Beltraminelli ha annunciato che in caso venga bocciata la riforma fiscale salta anche il pacchetto sociale che prevede il coinvolgimento del 0.2% della massa salariale delle ditte, per aumentare il finanziamento ai nidi e ad altre misure che mirano ad una migliore conciliabilità di famiglia e lavoro. Il 0.2% della massa salariale non è una cifra esorbitante, visto che in cambio l’economia avrà a disposizione un bacino di forza lavoro più grande. Tanto più che, come succede in molti altri cantoni svizzeri, misure per conciliare famiglia e lavoro, per gli asili nido, per le strutture di accudimento, sono assolutamente necessarie anche in Ticino, indipendentemente dal pacchetto fiscale. Noi donne, non possiamo sottostare a questo ricatto del Governo ticinese che vuole portare avanti misure a favore delle famiglie solo se ci sono sgravi fiscali!

La conciliazione di famiglia e lavoro dovrebbe idealmente anche coinvolgere i mariti o i compagni, perché anche loro dovrebbero poter diminuire la percentuale lavorativa quando ci sono dei figli e la compagna lavora. Questo per essere dei padri presenti e coinvolti nella cura dei figli e per dare ai figli un nuovo esempio di divisione dei compiti. 

La parità va affrontata anche più ampiamente, la partecipazione delle donne in vari ambiti della vita è scarsa e in certi casi si potrebbe addirittura pensare a un’esclusione volontaria, basata su vecchi principi patriarcali. Le donne sono quasi del tutto assenti nelle funzioni dirigenziali sia nell’economia, come pure ai vertici negli ospedali e nelle università. Cosa che non si spiega più con la formazione, le donne oggi sono formate quanto i colleghi maschi. Sembra non ci sia la volontà di far partecipare e di far decidere le donne a pieno titolo, è come se non venisse loro riconosciuta la piena cittadinanza e il merito che hanno.

La Svizzera negli ultimi anni ha perso alcune posizioni nel confronto internazionale per la parità, questo significa anche che la previsione degli anni necessari per il raggiungimento della parità sono aumentati. Ho una figlia di 7 anni, nella previsione attuale, la parità verrà raggiunta quando lei sarà in pensione e io avrò decisamente superato gli anni dell’aspettativa di vita attuali.

Questo deve essere un 8 marzo di risveglio e di lotta, e spero che almeno la parità salariale venga raggiunta in tempi brevi e che la partecipazione e la valorizzazione delle donne migliori in tutti ambiti della vita. Personalmente spero si possa anche rilanciare il discorso delle quote, bisognerebbe poter iniziare con una quota almeno del 33% in tutti gli ambiti, giusto per far partire un piccolo meccanismo di promozione delle donne. Dobbiamo tutti impegnarci a migliorare la posizione delle donne, intendo dire che a parte la differenza salariale bisogna combattere la discriminazione, la violenza in tutte le sue forme e anche il sessismo che viene propagato anche nei media.

Invito tutte e tutti a partecipare alla manifestazione che parte giovedì 8 marzo alle ore 18.00 dalla posta di Bellinzona. Invito anche i maschi, perché questo riguarda anche loro. Meno mimose e più lotta.

Barbara Di Marco