Area pubblica sul suo portale di critica sociale un interessante articolo del giornalista Francesco Bonsaver a proposito di una grande operazione di polizia avvenuta qualche settimana fa nel “grattacielo di Pregassona”. Centinaia gli appartamenti perquisiti in un’operazione che rischia di “criminalizzare le persone per dove abitano, il loro reddito o le loro origini”.
Perquisizioni di massa in un palazzo popolare di Lugano
di Francesco BonsaverImmaginate di essere svegliati all’alba da una perquisizione e un interrogatorio nell’intimità di casa vostra. Rassicuratevi, nessun magistrato ha firmato un mandato perché siete sospettato di aver commesso un reato. Il problema, se si vuole, è che abitate in un edificio popolare. Questo fa sì che voi e tutti gli inquilini del palazzo siete potenzialmente soggetti a perquisizioni. È la nuova strategia della sicurezza a Lugano, che presto, assicurano le autorità competenti, sarà replicata in altre case. Magari anche la vostra.
Visto da vicino, il casermone dalle forme particolari non suscita sensazioni estetiche gradevoli. Non si può dire che porti bene i suoi anni questo stabile edificato nel lontano 1963 e in parte finanziato dal Cantone. L’ultima rinfrescata allo stabile deve risalire a molto tempo fa. Lo sguardo scorre sui citofoni della settantina di appartamenti spalmati su quattordici piani. Riaffiora il ricordo di quando da ragazzino venivo a chiamare gli amici che vi abitavano negli anni 80. Oggi invece mi trovo qui per raccogliere le reazioni degli attuali inquilini all’ingente operazione di polizia che li ha visti, loro malgrado, protagonisti. Qualche settimana fa, il grattacielo di Pregassona e altre tre palazzine del quartiere riconducibili al medesimo proprietario sono stati al centro di un’imponente operazione di polizia.
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- Credits foto: Cerri/REC
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