L’OPINIONE / AURELIO SARGENTI *
PLAIDOYER PER GLI ESAMI DI MATURITÀ
Sono estremamente rammaricato per i nostri studenti e incredulo da decisioni federali e cantonali che proprio non capisco. Non ti saprei dire cosa mi irrita di più in tutta questa vicenda, forse, come sottolinei tu, il silenzio [di colleghi] che trovo pesante. Erano i miei primi esami di maturità… e i miei primi studenti di quarta». «L’11 maggio prossimo apriranno ristoranti, bar e biblioteche, ma si sono cancellati gli esami di maturità mettendo in secondo piano la dimensione rituale e iniziatica degli stessi – che per me è preponderante – insistendo davantage sull’importanza dei voti e delle conoscenze». «Mi ricordo il Capitolo 7 dei Promessi sposi. Che magnifico ricordo che conservo dell’esame orale di italiano… degli esami di maturità che gli studenti quest’anno, un anno scolastico per loro già mortificato dal virus, si perdono. Te lo scrive uno che era in bilico, ma che ha preso coscienza dell’importanza degli esami di maturità e dell’importante occasione offertami per dimostrare che so prendere delle responsabilità».
Sono estratti di messaggi che ho ricevuto in questi giorni da colleghi ed ex allievi, dopo la pubblicazione di un mio articolo su questo giornale il 29 aprile scorso. L’annullamento degli esami di maturità 2020 è certamente un episodio di gran lunga meno importante dei molti libri andati persi nell’alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 in seguito a una serie di straripamenti del fiume Arno che hanno mutato, nel corso dei secoli, il volto della città; molto meno importante dell’alluvione abbattutasi nel novembre 1994 in Piemonte, quindi anche a Santo Stefano Belbo, in riva al Belbo, nella quale molti libri e documenti del Centro studi Cesare Pavese sono stati inghiottiti dal fango; molto meno importante del patrimonio artistico e architettonico andato perduto nel drammatico incendio avvenuto nella cattedrale di Notre-Dame di Parigi nel tardo pomeriggio del 15 aprile 2019.
L’importanza della perdita nel nostro caso non è oggettiva, ma soggettiva, di tante persone, docenti e studenti, che non sono i «molti», ma che anch’essi contano, soprattutto pensando che gli esami (in particolare quelli orali) si potrebbero sostenere con le stesse accortezze per il rispetto della salute personale e pubblica che devono avere coloro che entrano nei supermercati per acquistare generi di prima necessità, o per consumare un pasto nei ristoranti, o per consultare e leggere libri nelle biblioteche. Per gli studenti dell’ultimo anno di liceo e per i loro professori, che li hanno accompagnati fino ai primi giorni di marzo nell’istituto e poi a distanza, affrontare gli esami di maturità è un bene di prima necessità. Dato che il Consiglio federale ha ora deciso che la presenza in classe sarà vietata quest’anno, non vorrei che la cancellazione degli stessi, come letto e sentito già preconizzata dal direttore del DECS, si traducesse in un ingiustificato anticipo di due mesi del «liberi tutti». Qualcuno dovrà spiegare agli studenti perché non possono concludere il loro percorso scolastico dimostrando le conoscenze apprese in quattro anni.
Spero vivamente che le scuole riaprano, soprattutto per gli allievi delle scuole elementari, che hanno bisogno di ritrovare la loro quotidianità, come gli adulti il pane sul tavolo. Voltiamo pagina e continuiamo ad affrontare con dignità e coraggio i prossimi mesi che saranno ancora parecchio difficili per tutti.
AS