Riportiamo la presa di posizione del gruppo “La gioventù dibatte” sui cambiamenti in corso relativi all’educazione della civica nelle scuole.
«La gioventù dibatte» è uno strumento, tra altri, dell’educazione alla cittadinanza, il cui scopo è quello di promuovere la pratica del dibattito fra i giovani e di stimolarli a partecipare alla vita democratica, perché, anche in Svizzera, la democrazia non cade dal cielo. La capacità di formulare una propria opinione e difenderla costituisce il fondamento per un’attiva partecipazione nella società democratica odierna.
Lunedì 29 maggio il Gran Consiglio ha approvato con 69 voti favorevoli, 9 contrari e 4 astenuti il compromesso, elaborato dalla Commissione scolastica, sul testo conforme all’iniziativa «Educhiamo i giovani alla cittadinanza (diritti e doveri)», depositata nel 2013.
Non sappiamo ancora se questa decisione è realmente definitiva. Alberto Siccardi, primo firmatario, ha chiesto tempo per valutare se ritirare l’iniziativa o chiamare i cittadini a votare. Anche l’Atis (Associazione ticinese insegnanti di storia) – che non ha mancato di far sentire la propria opposizione nei quattro anni di dibattito – decisamente scontenta per l’esito parlamentare, potrebbe chiamare tutti ad esprimersi lanciando un referendum.
Per ragioni di spazio non possiamo addentrarci nel merito della questione e ci limitiamo a ribadire quello che sosteniamo da sempre: una reale educazione alla cittadinanza non passa necessariamente da una materia specifica con nota a fine anno, ma da attività diverse che permettano ai giovani di acquisire conoscenze e sviluppare competenze indispensabili per essere cittadini democratici, attivi e responsabili. In altre parole è necessario un insegnamento-apprendimento trasversale e interdisciplinare che non può essere affrontato in una sola materia. In questa prospettiva crediamo che il progetto «La gioventù dibatte» costituisca un valido strumento per docenti e allievi.