DI NINA PUSTERLA, DIREZIONE

La votazione del 28 settembre relativa alle “nuove zone 30” in Città ci porta a riflettere su un tema cittadino (l’organizzazione del traffico comunale) eppure trasversale a ogni agglomerato urbano (la convivenza tra traffico e persone). In questo senso va letta la disinformazione fornita da Lega e UDC già in sede di Consiglio Comunale, sulla cui base è poi stato lanciato il Referendum. Un importante diritto civico e democratico quale la possibilità di opporsi a decisioni governative viene qui distorto e usato per portare avanti una propaganda basata su falsità: è questo un fatto grave, che con la sua fuffa distoglie l’attenzione dai fatti su cui si può e si deve discutere.

Non si tratta infatti di una trasformazione del traffico cittadino (le zone interessate sono già percorribili a 30 km/h, per conformità del territorio o per la situazione del traffico), non si tratta di una marginalizzazione del traffico privato a scapito dei commerci (le aree interessate sono residenziali e lontane dai commerci del centro), non si tratta di una limitazione delle libertà personali (bensì di una migliore convivenza per una maggior libertà di vita, serena per tutti).

Si tratta invece di rendere Lugano sempre più una città a misura di tutti, migliorando la qualità di vita nei quartieri: la riduzione della velocità a 30 km/h nelle aree residenziali significa maggior sicurezza in primis per i bambini, cittadini di questa Città a tutti gli effetti che meritano di poter andare a scuola, al parco o agli allenamenti – con la giusta attenzione che sempre si deve ai percorsi su strada – senza l’ansia che come genitori siamo costretti a trasmettere loro di fronte a un traffico sempre più intenso e sconsiderato. L’introduzione di una limitazione di velocità aiuta a riflettere sulle proprie scelte come automobilista e a cambiare atteggiamento nei confronti di tutto quanto c’è fuori dall’abitacolo. Lo stesso vale per chi si sposta in bicicletta, spesso messo in pericolo da una antiquata e cattiva gestione del traffico e della mobilità. In assenza di piste ciclabili degne di questo nome, una riduzione di velocità nelle strade residenziali e piccole sarebbe un sostegno considerevole.

Ma al di là della sicurezza, le aree residenziali, quelle dove si vive si convive si dorme si ama si chiacchiera si sogna si cresce, devono poter essere degli spazi di convivenza e condivisione: è evidente che non possono esserlo senza un traffico adeguato alla situazione. Inoltre, introdurre una riduzione di velocità in aree residenziali significa ridurre drasticamente le emissioni sonore: silenzio e tranquillità sono merce sempre più rara e tanto preziosa per la salute psicofisica di ognuno di noi, ben venga dunque che la Città aiuti la sua cittadinanza ad arrivarci sempre più vicino!

Le ricadute positive sono anche altre: le emissioni di CO calano drasticamente con un’andatura costante a 30 km/h (velocità a cui è più facile essere costanti, in città) rispetto ai 50 km/h. Ecco allora che l’aria cittadina e l’ambiente avrebbero finalmente un po’ di respiro, e con essi anche noi.

Quest’estate ho fatto un viaggio in Svezia, con mio marito e i nostri tre figli: al di là dell’affetto che evidentemente ci lega a Lugano, alla sua storia e alle sue contraddittorie bellezze, il confronto con le scelte urbanistiche fatte per andare incontro alla qualità di vita di ogni suo abitante è impietoso. Non mi aspetto certo di svegliarmi una mattina soleggiata trovandomi a Stoccolma, potendo andare ovunque a cuor leggero col passeggino e i bimbi in trottinette. Mi piacerebbe però addormentarmi domenica 28 settembre pensando che a Lugano il benessere reale di tutti e tutte sia più importante che le paure propagandistiche di alcuni.