Se ne parla molto nelle riflessioni sul dopo Coronavirus, poiché la pandemia ha messo in risalto la necessità per ognuno di disporre almeno di un reddito minimo. Ma quanta confusione! Un chiarimento s’impone, poi si potranno discutere i “pro” e i “contro”.
Il RBI non è una nuova spesa pubblica, né una riforma della sicurezza sociale. Non si tratta di ridistribuire i redditi già percepiti dai lavoratori e dai detentori di capitale, ma di innovare nella “ripartizione primaria”, o “ripartizione del reddito primario”. È quindi una riforma del sistema economico.
Oggi, il valore aggiunto netto creato con la produzione di beni e servizi è ripartito fra i salariati (405 miliardi di Fr.) e i detentori di capitale (123 miliardi). Con il RBI si introduce una nuova componente: una parte del valore prodotto è ripartita a tutti senza condizioni, mentre la parte rimanente (la maggiore) è ripartita fra lavoro e capitale per mantenere gli incentivi al lavoro e all’investimento del risparmio. Il sistema è quindi efficiente.
La sicurezza sociale è toccata indirettamente, secondo il livello del RBI: gli assegni per i figli, l’aiuto sociale, la parte delle PC-AVS/AI che garantisce un reddito minimo saranno meno necessari o inutili se il RBI è sufficientemente elevato. Invece, l’assicurazione disoccupazione coprirà sempre la perdita di salario e l’assicurazione malattia i costi delle cure. Le rendite AVS/AI potrebbero essere sostituite dal RBI se il suo livello per gli adulti fosse pari alla rendita massima (2’370 Fr./mese). Il miglioramento sarebbe considerevole, poiché solo una parte dei pensionati riceve oggi la rendita massima e perché si potrà “andare in pensione” quando si vuole. Se l’importo del RBI per i minorenni fosse di 969 Fr/mese (l’equivalente del “costo del figlio” secondo le PC), gli assegni per i figli sarebbero pure rimpiazzati dal RBI con grande vantaggio per le famiglie.
A questi livelli, l’importo totale annuo del RBI per 7 milioni di adulti e 1,6 milioni di minorenni sarebbe considerevole: 218 miliardi, cioè il 31,6% del PIL, o il 41,3% del valore aggiunto netto, percentuali che scendono al 23% e al 30% se si considera il risparmio di oltre 60 miliardi di fr. per AVS, AI, PC, Assegni familiari, assistenza. Come si può finanziare una tale spesa? La domanda è fuorviante. Nessuno si chiede come si finanziano i salari e i dividendi: ovviamente con la ripartizione primaria del valore monetario dei beni e dei servizi prodotti! Se una parte di questo valore viene prima ripartita come RBI, le altre due retribuzioni saranno ridotte del medesimo importo. Ma è facilmente dimostrabile che il saldo, per le economie domestiche a medio e basso reddito, sarebbe decisamente positivo.
Il RBI non è quindi una forma di “Helicopter Money” transitoria per affrontare una crisi congiunturale: è un nuovo paradigma della ripartizione primaria del reddito. Non scoraggerà la disponibilità a un lavoro correttamente retribuito, perché tutti, salvo chi predilige stili di vita “alternativi”, vogliono migliorare il loro tenore di vita tramite un reddito aggiuntivo al RBI.
Il RBI è un’innovazione per garantire a tutti la sicurezza di un reddito minimo, ridurre le disuguaglianze, mitigare gli effetti negativi della digitalizzazione (AI, robotica, Gig Economy), rendere più libera la scelta del lavoro, rafforzare il potere contrattuale dei lavoratori. È “la riforma” per il 21° secolo…
Martino Rossi, economista