di Svetlana Rossi
Il grande successo riscontrato in questi ultimi mesi da La Straordinaria – la struttura itinerante che fino a fine marzo staziona a Lugano-Cornaredo – e del suo fitto e vivace calendario di proposte che spazia dal culturale al ricreativo, ha evidenziato una problematica per troppo tempo sottaciuta a livello cantonale: la quasi totale mancanza di spazi “indoor” a disposizione delle varie fasce della popolazione: dei giovani desiderosi di ritrovarsi in contesti in cui esprimere la propria creatività o semplicemente trascorrere del tempo assieme, delle mamme e dei bambini che necessitano di luoghi di aggregazione svincolati dalle abituali strutture scolastiche o associative, finanche degli anziani che abbisognano di luoghi d’incontro in cui mantenere vivi i propri rapporti sociali. Luoghi che se un tempo esistevano grazie all’iniziativa di determinate fazioni politico-sociali-religiose (pensiamo agli oratori di matrice cattolica o ai centri ricreativi che facevano capo a varie associazioni sindacali o dopolavoristiche) oggi sono praticamente scomparsi. E questo nonostante il loro accresciuto bisogno, soprattutto in questo periodo in cui è necessario ricostruire quel concetto di socialità che il biennio pandemico ha quasi cancellato. Ecco perché è necessario un serio e intenso impegno da parte dell’ente pubblico e della popolazione affinché questo vuoto venga rapidamente riempito. In modo che, attraverso la creazione e il sostegno di questi poli aggregativi a livello comunale o di quartiere, si possa riscoprire quel senso di comunità, fatto di interscambi culturali e generazionali ma anche di condivisione e di mutua accettazione, di cui oggi abbiamo più che mai la necessità.