Questo periodo di emergenza ci ha confinati nelle nostre case, annullando da un lato i nostri rapporti sociali, le nostre abitudini, caricandoci dall’altro di paure e interrogativi mai affrontati. È necessario provare a muovere i primi passi per un piccolo ritorno alla normalità, riprendendo contatti di vita sociale, collettiva, di persona, senza l’intermediazione della tecnologia, di telefoni e internet.

L’11 maggio si prospetta la riapertura delle scuole. Il PS accoglie positivamente questa notizia, a patto che, ci preme sottolinearlo, ci siano le condizioni sanitarie che lo permettano e la tutela di docenti, allievi e personale scolastico.

Perché il Partito socialista è a favore della riapertura delle scuole? Le motivazioni sono molteplici.

La riapertura è necessaria soprattutto per gli allievi, perché abbiano modo di raccontare/condividere il loro vissuto in questo periodo di quarantena, perché possano esprimere i loro timori legati al COVID 19 o la loro tristezza dovuta a un eventuale decesso avvenuto nella cerchia familiare.
La ripresa della scuola permette 6 settimane di scolarità che interrompono un periodo lungo in cui i bambini sono stati isolati, sarebbe pericoloso pensare di protrarlo fino a settembre, i bambini necessitano di confrontarsi con gli altri e di ritornare a scuola, soprattutto quei ragazzi che vivono in un ambiente familiare problematico.
Da ultimo, la riapertura sarà un momento preparatorio e propedeutico per loro , perché la scuola che hanno conosciuto è quella che ritroveranno a settembre sarà diversa.

Ma soprattutto, la scuola deve riappropriarsi del suo ruolo primario, ovvero quello di casa della cultura, di garante di una formazione per tutti: l’accesso alla cultura, le pari opportunità, il diritto alla formazione di ogni allievo, il superamento delle diversità legate alla provenienza tramite una scolarizzazione per ogni singolo allievo.
L’emergenza COVID 19 ha catapultato la formazione sulle varie piattaforme, con un insegnamento digitale, una didattica a distanza, video lezioni che hanno preso dall’ oggi al domani il posto del docente.
Sicuramente positivo il fatto che ogni allievo abbia avuto modo di rimanere ancorato alla scuola, ai docenti, ma insegnare a distanza non si può, al limite dare istruzioni. Insegnare è un’altra cosa.

La società ora ha bisogno dei docenti: essi sono chiamati ad accogliere i loro allievi, mettendoli in condizione di raccontare, aiutandoli a trovare il modo di esprimere il loro vissuto, il loro malessere, causato dall’isolamento vissuto.
La scuola deve tornare ad adempiere il proprio ruolo pedagogico-educativo: solleviamo i genitori dalla difficoltà di gestire i loro figli dal punto di vista scolastico, incentiviamo il sostegno alle famiglie maggiormente provate dal dover gestire le modalità scolastiche a distanza. Molti di loro devono affrontare altre situazioni drammatiche, angosciati da incombenze lavorative e difficoltà economiche, da domande sul futuro, tanto più che sempre più famiglie sono chiamate ad un ritorno al mondo del lavoro.

Ogni Comune sarà chiamato ad organizzare il rientro a scuola per le scuole dell’infanzia e le scuole elementari. Il PS auspica che ognuno di voi possa cogliere questa nuova sfida e spronare i Municipi a lavorare costruttivamente e le famiglie a mandare i loro figli a scuola, accogliendo da un lato le loro perplessità, sottolineando dall’altro l’importanza di un rientro a scuola; mettendo in atto soluzioni studiate il più possibile a vantaggio delle lavoratrici, dei lavoratori.
Diamo nuovamente il nostro contributo, con coraggio: è ora di riaprire le aule ai bambini, ai ragazzi; ne hanno bisogno.

A disposizione per qualsiasi informazione o confronto,

Nathalie Tami Gianola, mamma, docente e responsabile Scuola della Direzione PS Ticino