Proponiamo qui il discorso di Barbara di Marco Christoffel tenuto il 14 giugno durante lo sciopero femminista.
“Lo stipendio delle venditrici è uno stipendio complementare!” Lo ha detto il nostro ministro Norman Gobbi.
Io non sono una venditrice, ma questa frase mi offende profondamente, come donna in primo luogo, ma poi anche pensando alle venditrici che passano lunghe ore della loro giornata dentro ai negozi, spesso malpagate e dovendo corrispondere a dei dictat molto forti, con obblighi di vendita, ma anche di obblighi di gentilezza eccessiva, dei sorrisi finti e della cortesia imposta.
Oggi siamo anche qui per dirvi che non siamo complementari e che non siamo una costola. Quella della costola è una narrazione che è stata inventata per avere il dominio sulle nostre vite.
Oggi siamo anche qui, perché questo sia uno nuovo spazio nel quale abbiamo tutte il pieno diritto di parola, il pieno diritto di essere donne, il pieno diritto di autodeterminarci essendo donne. Siamo qui per dire che vogliamo un nostro salario, intero, che non sia decurtato da logiche maschiliste. Sono anche qui per dirvi che sono stufa di vedere come questo mercato utilizzi i nostri corpi per vendere i suoi prodotti, e sono stufa di vedere come i nostri corpi vengono sessualizzati. Sono qui per affermare che i nostri corpi ci appartengono e che non siamo corpi da essere solo penetrati, manipolati, esposti, molestati, picchiati, torturati e uccisi.
Sono qui per affermare che i nostri corpi sono interi e perfetti.
Sono anche qui perché riconosco che il mercato mi impone di acquistare prodotti che molto probabilmente sono stati fatti da donne e forse pure minori che vengono sfruttati e che sono costretti a lavorare per pochi soldi.
Sono anche qui perché i nostri modelli di consumo e di vita influiscono sulle vite degli altri e che il nostro tipo di consumo crea un disastro ambientale in tutto il mondo.
Siamo anche qui, consapevoli di appartenere a un paese neutrale che non rinuncia ad esportare armi in tutto il mondo sapendo che queste armi al più tardi al loro secondo ciclo di vendita finiscono nelle mandi di qualcuno che uccide con le nostre armi.
Sono qui per dirvi che sono come quella donna che avete incontrato alcune di voi, che ha detto: “La prima cosa che dobbiamo difendere è il nostro corpo e dopo il nostro territorio“. Nel suo caso il territorio era probabilmente un pezzo di terra al quale la sua comunità era legato da sempre, e intorno al quale avevano costruito la loro cultura.
Il nostro territorio qual è? Il nostro territorio è una società globalizzata e l’unico mezzo che oggi vedo per combattere la violenza, la guerra le discriminazioni e la distruzione della terra è il femminismo e più specificatamente un femminismo internazionale, fatto di solidarietà, sorellanza ed empatia. Forse le donne avranno la potenza di salvare questo mondo.
Buon 14 giugno 2019, buona giornata di sciopero. Scioperiamo perché è necessario interrompere tutto quello che facciamo usualmente, per almeno un giorno, per poter comunicare le nostre rivendicazioni e per ridefinirci come donne nello spazio, in uno nuovo spazio, nel quale possiamo autodeterminarci e ricrearci come donne.
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