di Marco Jeitziner (candidato PS al CC di Lugano )

Chi non inquina… paga! Strano, si pensava il contrario, invece per i rifiuti inesistenti di certe aziende a Lugano, è quello che succede. Lo scorso ottobre il comune ha inviato la tassa per le economie domestiche, ma anche a tutti quelli, a centinaia, che hanno la ditta individuale a domicilio e che lavorano online (grafici, fotografi, videomaker, autori, giornalisti, architetti, artisti ecc.). Peccato che questi non producono rifiuti, e quindi non provocano nessun costo al comune né sfruttano le infrastrutture comunali. Infatti i “rifiuti” di queste aziende non possono essere distinti da quelli dell’abitazione (carta, essenzialmente). In questi casi, e non sono pochi visti i tempi di “smart working”, il “principio di causalità”, alla base della legge federale sull’ambiente (art. 2, Lpamb), e quindi di tutta la politica cantonale e comunale sulla “tassa dei rifiuti”, viene a cadere. Insomma, oltre al danno, anche la beffa di pagare una tassa ingiusta, per non dire “abusiva”. Non è tanto per l’importo (la tassa può essere anche di soli fr. 50.- l’anno per le attività accessorie a domicilio), ma per il principio.

Il difetto sta nel manico, cioè nella legge (art. 23, cpv 1 del regolamento comunale; e art. 21 cpv 1 dell’ordinanza), secondo cui “la tassa annuale è dovuta indipendentemente dall’esposizione o meno di rifiuti”. Sì, si paga anche se non si produce alcun rifiuto. Capito? In altri comuni ticinesi è la stessa cosa. In altri cantoni, no. Nel canton Ginevra infatti queste attività rientrano tra le “eccezioni”: sono appunto le aziende con “una sola persona” o chi “lavora a casa” o “al domicilio di terzi”, poiché “i rifiuti prodotti nell’ambito dell’attività economica sono trascurabili e non distinguibili da quelli prodotti dalle famiglie”. Per loro il servizio di raccolta è “gratuito” (fonte). Nel canton Vaud, nel 2015 il Tribunale amministrativo ha annullato una decisione comunale come quelle emesse a Lugano perché “incompatibile con il diritto federale”, accogliendo il ricorso di un’azienda per dei motivi simili (fonte: CDAP, decisone del 3.2.2015, affare FI.2014.0070).

In Ticino purtroppo anche la legge cantonale va nel senso opposto: chi vive e lavora da casa deve pagare due volte la tassa base, “indipendentemente dalla frequenza o dall’intensità con le quali esse fruiscono dei servizi comunali” (art. 18A, cpv 2, LalPamb). Eppure la legge offre in teoria margini di manovra, peccato che i servizi del comune non li mettono in pratica. Nella LalPamb (art. 18A, cpv 5) si dice che il Municipio può stabilire “il diritto per alcune categorie di utenti di ottenere l’esenzione”. Persino l’ordinanza comunale (art. 21) dice che il Municipio “può prevedere delle eccezioni” sull’esigibilità della tassa base. Peccato non siamo a Ginevra, ma a Lugano. Nell’era digitale del terzo millennio, forse sarebbe ora di aggiornare questi regolamenti comunali antiquati.