Il Natale si avvicina a grandi passi! Vi proponiamo allora la nostra versione dell’Avvento, per arrivare a un Natale fatto di atmosfera e non di consumismo, di gioia e non di dispendio, di comunanza e non di superficialità. Ogni giorno, una ricetta, un articolo, un’iniziativa: 24 sorprese rosse per camminare insieme fino a Natale!
LETTERA APERTA A BABBO NATALE
di Nina Pusterla
Caro Babbo Natale,
da molti anni non ti scrivo più se non mentalmente, ma questo dicembre ho deciso di prendermi il tempo di mandarti una breve lettera per esprimere i miei desideri per questo Natale.
Con il tuo tutone rosso e bianco, la cuffia e le renne mi sei sempre piaciuto un sacco; lo so che è la Coca Cola che da smilzo e verde ti ha fatto diventare pacioccone e rosso, ma mi piaci lo stesso, perché mi piace l’atmosfera ideale che ti attornia. Mi piacciono la neve, i biscotti, le luci, l’allegria di stare tutti insieme. Mi piacciono anche i regali, intendiamoci, ma più per la carta e i nastri che per il contenuto.
Sono cresciuta in una famiglia non religiosa e non credente, profondamente socialista e contraria al consumismo, che del Natale ha spesso fatto delle interpretazioni tutte personali (nel mio presepe c’erano tutti gli animali, perché la mia mamma aveva mescolato il cammino dei Magi con l’Arca di Noè, e siccome qualche umano ci voleva pure, invece di Giuseppe avevamo Zapata), ma il Natale è sempre stato un momento forte. Sarà che mio nonno è morto sotto Natale, e che quella notte ho sognato che volava con te sulla tua slitta, saranno i biscotti che preparavo con la zia e poi con la Marisa, o i racconti sulla storia del Natale che la Sandra mi narrava (qualcuno che bilanciasse Zapata con un po’ di esattezza storica ci voleva), saranno le 63 girate che secondo il papà dovevo dare al Pandoro per farlo imbiancare, fatto sta che il Natale è sempre stato importante.
Però lo so che non per tutti il Natale è così, perché questo mondo, nonostante gli sforzi piccoli o grandi di ognuno, fa un po’ schifo, e c’è chi non può permettersi non parliamo dei regali, ma neanche un pranzo vagamente ricco, o che non ha con chi passarlo, il pranzo, perché è solo, o spinto lontano da casa e noi qui una casa non sappiamo dargliela. E so anche che ormai il Natale è diventato una grande fiera, che comincia a ottobre e finisce a gennaio appena in tempo per il Carnevale, e che a nessuno piace più perché come fai a voler mangiare il panettone il 25 dicembre se te lo propinano da ottobre? Come fai a guardare le bocce ammirato se le hai comprate per i Morti? Come fai a incantarti davanti alle luci se sono accese da novembre?
Ma quest’anno è nato mio figlio, e mi viene spontaneo pensare a tutti gli altri bambini che come lui vivranno il loro primo Natale. E allora ecco cosa voglio io sotto l’albero, per quest’anno e per tutti gli altri a venire: voglio che i bambini possano vivere l’atmosfera natalizia nella sua semplicità, godere del tempo e dell’affetto delle persone che stanno loro attorno, amici vicini familiari sconosciuti, che anche tu Babbo Natale della Coca Cola, dalla tua casa al Polo o in Lapponia o dove ti sei trasferito riesca a incarnare lo spirito di fratellanza e comunione che era il senso del Natale cristiano, e che anche chi (come me) è avverso alle costrizioni delle religioni non può che condividere. Perché il Natale è una festa vecchia come il mondo, e non ha senso continuare a travisarla trasformandola in una grande baraonda di acquisti e pubblicità. Il boom economico è finito da un pezzo, basta con gli sprechi e l’esibizionismo, teniamoci il Natale per quello che è: un’occasione per stare insieme, per condividere un’esperienza, per godere di piccoli piaceri: un biscotto alla cannella, una passeggiata sotto le luci, una storia da raccontare.
Caro Babbo Natale, è vero che rosso ti ha fatto la Coca Cola, ma ormai rosso lo sei da un pezzo: diventa un Babbo Natale socialista e realizza questi miei desideri per Natale! Un Natale per tutti, senza privilegi.
Saluti solidali.
Nina