Il quindicinale di critica sociale Area ha pubblicato sul numero attualmente in edicola, un interessante articolo relativo ai forti legami fra Lugano e l’Ucraina. Il trading dei prodotti siderurgici passa dalle società luganesi che offrono “ai futuri oligarchi uno sbocco privilegiato per le loro materie prime sui mercati occidentali.”
Un filo d’acciaio che lega Lugano con il Donbass
di Federico Franchini
Niente potrebbe essere più lontano. Lugano, con il suo lago, il clima quasi mediterraneo, e l’est dell’Ucraina, tutta acciaio e carbone, dove, nel Donbass, è in corso una guerra ormai dimenticata. Eppure un invisibile filo d’acciaio collega il Ceresio a queste terre ad est del fiume Dnipro. A unire le due regioni è il trading: parte dei prodotti siderurgici lavorati tra Donetsk e Dnipro è infatti venduta sui mercati internazionali tramite numerose società di commercio basate a Lugano. Negli ultimi anni i principali produttori ucraini e russi hanno aperto qui la loro antenna commerciale, trovando quel mix ideale tra buone condizioni quadro, savoir-faire (e credito) bancario e discrezione.
Il commercio di materie prime resta un mondo impenetrabile, opaco, le cui dinamiche sono difficili da capire per i non addetti ai lavori. Se per quanto concerne il settore del petrolio, il lavoro di alcune Ong come Public Eye ha permesso di chiarire alcune criticità (corruzione, impatto sociale e ambientale ecc.), per quanto concerne l’acciaio sappiamo poco o nulla. Accendiamo quindi un attimo i riflettori. Concentriamoci sull’Ucraina, dove il settore è controllato da alcuni oligarchi: poche persone che controllano l’economia del paese e ne determinano le vicissitudini politiche, rivoluzioni e guerre comprese. Cerchiamo di capire – senza la pretesa di essere esaustivi – come e perché Lugano è diventata un centro nevralgico di un settore strategico come quello dell’acciaio. E di come, magari, quanto deciso in un feltrato ufficio luganese, possa essere il riflesso di guerre di potere lontane anni luce dalla nostra realtà.