A Lugano, ultimamente, andar lunghi è diventata un’abitudine. A farlo, questa volta è stato l’ex presidente del FC Lugano sulle pagine del 20 minuti di ieri. Renzetti, riferendosi al Polo sportivo e degli eventi di Lugano, ha dichiarato: „Se il polo venisse bocciato sarebbe la fine anche per quei personaggi che in questi mesi hanno sostenuto il no, poiché avranno dei nemici per tutta la vita.“ Questa è una vera e propria minaccia.
Agli inizi della campagna sul voto riguardante il PSE, l’assemblea del PS Lugano ha deciso per la libertà di voto. Decisione di cui siamo soddisfatti, come abbiamo già dichiarato a più riprese, perché rispetta le sensibilità e le visioni individuali dando anche spazio a un dibattito approfondito intorno a un progetto di così ampia portata. Anche noi due abbiamo visioni diverse su questo progetto, ma siamo convinti che le opinioni altrui debbano essere rispettate.
Il dibattito intorno al PSE non è, però, sempre stato costruttivo e non ci si può nemmeno esimere dal rilevare che, durante l’avvicinamento al voto, la campagna ha assunto anche toni e forme inaccettabili. Gli animi si sono esacerbati in molteplici occasioni. Le parole di Renzetti ne sono l’ultimo esempio.
Possiamo immaginare l‘entusiasmo dell’ex Presidente dell’FC Lugano e quanto lui possa tenere al nuovo polo, ma la nostra società abituata alla democrazia diretta è basata su valori e libertà che rendono inammissibili dichiarazioni come le sue.
Un personaggio pubblico come Renzetti, che ha vissuto da vicino il mondo dello sport sia da giocatore che da presidente, siamo convinti che debba essere il primo a dare il buon esempio in fatto di rispetto dell’avversario. Questi metodi ricordano faide tra clan e non appartengono certamente a un dibattito tra esponenti con posizioni opposte all‘interno della democrazia diretta Svizzera. Caro Presidente, non ha forse ragione Zdenek Zeman che parlando di fair play ha sostenuto che gli piace sì vincere, ma rispettando le regole?
Per il PS Lugano
Tessa Prati e Filippo Zanetti