In vista della manifestazione “Riprendiamoci le città” del 14 settembre pubblichiamo l’intervento in CC (seduta del 13 maggio) di Nina Pusterla. 

Volevo ringraziare l’On. Giovanna Viscardi per l’ottimismo che la porta a dire che in quest’aula ha sentito che il bene dell’autogestione è più o meno condiviso. Io purtroppo sono meno ottimista, poiché ho sentito parole come “I luganesi hanno sopportato per anni la presenza dell’autogestione”, “La Città è ostaggio dell’autogestione”, “Il Macello va restituito ai cittadini”, “Il Macello deve essere portato a beneficio di tutta la popolazione”, “I cittadini non hanno potuto usufruire di questo spazio” e addirittura “che i giovani forse capirebbero meglio di noi”.

Cioè tutte affermazioni che portano a dire che l’autogestione è un mondo assolutamente a sé stante, come corresse su un binario parallelo. Questo lo trovo triste e preoccupante in una discussione democratica di quella che vuole essere una delle grandi Città svizzere, moderne, internazionali ed aperte. Fermo resta che ognuno ha i suoi giri (come diceva l’On. Danilo Baratti), ognuno ha le sue frequentazioni, i suoi valori e le sue ideologie; ma il rispetto reciproco credo che sia fondamentale. Questa sera è diventato anche di moda dichiarare se si è partecipato o meno ad un’attività del Molino o dell’ex Macello.

Bene, io non lo frequento e non l’ho frequentato negli anni del liceo benché tutti i miei amici lo frequentassero. Mi ricordo però, più di vent’anni fa, di aver camminato durante una manifestazione, probabilmente illegale, come è stato ricordato prima, quando a seguito dello sgombero del Maglio si chiedeva che l’allora Termica / Cinestar potesse diventare uno spazio per l’autogestione. Ancora prima, avevo 5 o 6 anni, mi ricordo che avevo frequentato – evidentemente non perché ci volevo andare io ma a seguito di amici o della famiglia – gli spazi dei Mulini di Viganello.

Ora che a 20 / 25 anni di distanza, la mentalità della maggioranza della popolazione di Lugano o comunque del suo Legislativo non sia cambiata di un millimetro nell’apertura e nella disponibilità a riconoscere le realtà diverse mi sembra estremamente triste oltre che preoccupante.